domenica 31 maggio 2015

Una breve biografia de l’Abate Meli


Una breve biografia de l’Abate Meli
Questa breve biografia non è di certo esaustiva – successivamente in questo blog saranno inseriti altri post sulla vita e l’opera di Meli.
Le biografie di Meli più dettagliate sono:  quella di Agostino Gallo e quella di Giovanni Alfredo Cesareo.
Attenta cura all’opera di Meli la dedicò Edoardo Alfano,  che lo ripropose agli inizi del 900 con curate edizioni e si dedicò a ricerche storiche approfondite sul poeta.
 Grande apprezzamento ebbe per Meli lo scrittore Luigi Natoli che dedicò a Meli un approfondito Studio critico alle sue opere, uno dei suoi romanzi “l’Abate Meli” e buona parte del trattato sulla poesia “Musa siciliana”.

Giovanni Meli (l’Abbati), nato a Palermo il 6 marzo 1740 e deceduto nella stessa città il 20 dicembre 1815, è stato uno dei più grandi poeti italiani e si è espresso per le opere più importanti in lingua siciliana. 
 Il padre Antonio Meli di professione orefice e la madre Vincenza Torriquas, non erano di certo ricchi e Giovanni Meli dovette conciliare la sua passione per la letteratura con l’esercizio di una professione, e scelse quella di medico.
 L’epoca storica in cui visse Meli è una delle più complesse e travagliate dello scenario europeo, e piena di grandi rivolgimenti: dalla rivoluzione francese alle campagne napoleoniche,  fino ad arrivare al riassetto europeo del 1815 con il congresso di Vienna.
  Meli fu educato presso le scuole dei padri Gesuiti e si appassionò giovanissimo agli studi letterari e filosofici,  trovò ispirazione nel pensiero illuminista dell’epoca, raggiunse la notorietà  aderendo al movimento letterario dell'Arcadia con una dimensione tutta sua e con l'uso della lingua siciliana.
 Raggiunse la celebrità nel 1762 col poemetto La Fata galante; la fata incontrata da Meli gli proponeva,  sotto forma di fiabe mitologiche, tematiche filosofico-sociali.
 Dal 1767,  Meli esercitò la professione di medico per cinque anni nel paesino di Cinisi,  dove veniva chiamato l'Abati, perché  vestiva come un prete.
 L’abito scuro del prete e l’abito del medico allora non erano tanto differenti e Meli continuò ad usare l’abito scuro per introdursi nei conventi dove si recava come medico, continuò a farlo anche quando si trasferì a Palermo.
 Si descriveva lui stesso fisicamente brutto e continuava ad andare in giro vestito da Abate;  ma era sensibile alla bellezza femminile, non mancò di amare e corteggiare donne ed a molte dedicò Odi e Canzonette.  
 Con le Elegie del suo poema la Bucolica crebbe la sua fama e divenne conteso  dalle dame dell'aristocrazia palermitana nei loro salotti; veniva particolarmente apprezzata la sua arguzia e la sua galanteria.   Meli, però,  andava ben oltre; la sua poesia era spesso intrisa di riflessioni filosofiche; in particolate con il poema Origini di lu munnu, esaminò tutte le correnti filosofiche dentro un quadro allegorico-mitologico.
 Nel 1787 pubblicò la raccolta delle sue opere in cinque volumi col titolo di Poesie Siciliane. Sempre nel 1787 ebbe la cattedra di chimica all'Accademia degli studî di Palermo e venne chiamato a far parte come socio onorario delle più importanti accademie italiane come quella di Siena (1801) e quella peloritana di Messina.
 Una testimonianza dell’impegno sociale di Meli  è l’aver fondato nel 1790 l’Accademia Siciliana,  insieme a intellettuali come Francesco Paolo di Blasi, Giovanni Alcozer, Francesco Sampolo ed altri;  fondazione che tra l’altro si occupò di studiare lo stato dell’agricoltura e della pastorizia nel regno di Sicilia.
 Non fu mai ricco e spesso le difficoltà lo costrinsero a bussare alla porta dei potenti. Nel 1810 il re Ferdinando gli concesse una pensione annua, poi successivamente sospesa.  
 Nel 1814 vennero pubblicate a Palermo,  a cura dello stesso autore, le Favuli Murali dove il Meli prendendo spunto da Esopo e Fedro costruisce un poema morale sugli uomini e gli animali con fine arguzia ed umorismo tutto siciliano.
 Sull’essere stato Abate o no, si è dibattuto tanto tra i biografi. Agostino Gallo, primo biografo del Meli, scrisse che nell’ultimo anno della sua vita prese gli ordini per avere in assegnazione un’abazia in Palermo. Con una successiva ricerca storica sui documenti della chiesa palermitana,  Edoardo Alfano dimostrò che non aveva preso alcun ordine sacerdotale.
 Morì a Palermo il 20 dicembre 1815, in Europa si era conclusa l’avventura napoleonica e si chiudeva l’epoca che si era aperta con la rivoluzione francese. (F.Z.)


immagine - busto di Giovanni Meli - foto dall'edizione delle Poesie di Meli - curata da Edoardo Afano del 1914

libri su Giovanni Meli


L'ORIGINI DI LU MUNNU -  Poema ironico sull’origine del mondo di Giovanni Meli  l'Abate - In Siciliano e traduzione in Italiano a fronte - Nella originale edizione del 1814 curata dallo stesso Poeta, con le ottave postume ritrovate da Agostino Gallo, con tutte le note filosofiche dello stesso Giovanni Meli, con le note di traduzione delle più difficili parole siciliane, con le note biografiche su Meli e su come nacque questa straordinaria opera, con un disegno di Giove creatore di Dafne Zaffuto - € 12,00 pag. 150 ordinabile tramite   I BUONI CUGINI EDITORI
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In occasione del bicentenario di Giovanni Meli 1815 – 2015 - In un solo volume:
 il romanzo "L'Abate Meli" di Luigi Natoli
"Giovanni Meli – Studio critico" di Luigi Natoli
tutte le poesie che Luigi Natoli inserì nel trattato "Musa siciliana". 
E in Appendice  tante poesie di Giovanni Meli con testo italiano a fronte a cura di Francesco Zaffuto. 
Il volume di 730 pagine al prezzo di € 25,00 –  può essere richiesto alla casa editrice 
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L’ACEDDI
il libro con le favole di Giovanni Meli sugli uccelli – poesie siciliane con traduzione in italiano a fronte di Francesco Zaffuto -  pag. 103  - 
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