sabato 30 maggio 2015

Meli e il siciliano, nota alla edizione 1814



Queste note con l’indicazione per facilitare agli Italiani  la intelligenza della lingua Siciliana
furono inserite nella edizione del 1814 così intitolata Poesie Siciliane dell’Abate Giovanni Meli Dot. in Medicina, e Pubblico Professore di Chimica nella Reg. Università degli Studj di Palermo e Socio di diverse Accademie. Edizione II. Riveduta dall’Autore, accresciuta di novelle composizioni non pria stampate, ed arricchita di note per gl’Italiani, in Palermo 1814, per Interollo.

& 1. Su la desinenza delle parole.
   La e quanto frequente nell’italiano idioma, altrettanto rara nel siciliano, che nettampoco si degna accordarla al genere femminino, perciò invece di femine, dice fimmini: Ciò porta un’inconveniente negli articoli plurali femenini, che per distinguerli da’ mascolini, vi abbisogna un’aggiunto, che esprima il genere: per esempio dovendo dire Una madre con due figlie, deve dirsi in siciliano Una matri cu dui figghi fimmini. Non trovo mezzo da ripararvi se prima la Nazione non si riconcilia con la lettera e, sebbene questa col passavanti dell’accento si ammette: come Rè, olè, lacchè ec.

    La i al contrario è la lettera più favorita da’ siciliani, e si sostituisce per lo più alla e. Quindi quelle parole, che nel siciliano linguaggio terminano in i, nell’Italiano finiscono in e, come pani, pane.

    Della lettera o si può dir l’istesso, che abbiam detto della e, puoco, o niente frequentata da’ siciliani, ma sostituiscono in sua vece la u, specialmente nel fine delle parole, quindi possiamo stabilire, che le desinenze siciliane in u passano nell’italiano in o, come Amicu, Amico.

    Quelle in ghi, ghiu, ghia, si cangiano in gli, glio, glia, come Scogghi, Scogli; Cunigghiu, coniglio; Maravigghia, Meraviglia.

    Le due dd nel fine, e nel mezzo ancora delle parole si cangiano in due ll come Agneddu, agnello; Agnidduzzu, Agnelletto.

& 2. Lettere, che si cangiano nel principio, e nel mezzo delle parole.
 La v consonante nel principio delle parole spesso si cangia in b, come Varca, barca; Vagnu, bagno; Voi, bue ec. si accentuano Voi, quando è verbo, o pronome, Vostra, Vita, Veru, ed altri. 

 La doppia rr ne’ futuri de’ verbi si cangia in r semplice, come farrò, dirrò; farò, dirò ec.

 La u vocale nel principio, e nel mezzo ancora delle parole passa allo spesso in o, come Cunsigghiu, consiglio. Cumannu, comando. Unni, onde.

 Delle due nn la seconda per lo più si cangia in d; come Granni, grande; Spanni, spande ec.

 La Sci, che gli antichi siciliani scrissero Xi, in moltissime parole passa in Fi, come Sciumi, o Xiumi, Fiume; Sciuri, o Xiuri, Fiore; Sciatu, o Xiatu, Fiato ec.

 La r nel mezzo delle parole passa per lo più in l, come  Arma, alma; Urtimu, ultimo ec.

 Chi nel principio delle parole per lo più viene cambiato in que, come chistu, chiddu, questo, quello; Chia, in pia; come Chiaga, piaga ec.

& 3. De’ Nomi.
Ne’ Nomi per lo più i soli articoli, e non già le desinenze distinguono il singolare dal plurale. Come lu pani; e li pani; lu pasturi, e li pasturi ec.
Lu negli articoli fa le veci di il, come lu Patri, il Padre.

& 4. De’ Pronomi.
Jeu     -  Eu       -    Ju         per dire  io      
                     
Nui  per dire   Noi         

Chiddu  -  Ddu -  Dd’   per dire  colui, o quello

Chistu   -   Stu    -    Ssu    -   per dire  questo, o costui

Chista  -  Sta -   Ssa    -  Questa, o cotesta;

Iddu = Egli, d’iddu =  di lui, ad iddu =  a lui.

Mia, e Tia con qualche articolo avanti significano, me , te; come a mia, a tia, significano a me, a te.

 Cui spesso è nominativo, e vale chi; e la i non di rado si elide: come Cui fu? Si pronuncia Cu fu? E
corrisponde a Chi fu? Ci spesso significa loro, o a lui;
Come ci dissi, loro disse, o disse a lui.
 Nui significa ne, che vale di questo, o di questa. Come nni vosi, ne volle, nni detti, diede di questo, o di questa cosa ec. Molte volte però significa ci, o a noi; Nni nni detti, diede a noi di questa cosa.
 Miu, Meu,  e mè; Mio.
Tò                      Tuo.
Sò                      Suo.
Autru, autri, o nautru, Altro, o d’altri ec,
Nuddu                Nessuno.
Nu, e na             Uno, e una.
Chi                    Che.

& 5. Declinazione del Verbo Essere.      
Modo dimostrativo.
Sugnu,     Sono  
Sì, Sei          
Semu, Siamo.     
Plur.    Siti,     Siete.         Sunnu, Sono.
       Passato Imperfetto.
Plur.     Eramu, Eravamo.            Eravu,  Eravate.

       Passato Indeterminato.
Fomu,    Fummo
Plur.     Fùstivu Foste         Foru,     Furono.
       Futuro    
Sarroggiu,    Sarò,          Sarrai,  Saria       Sarrà,   Sarà         

Pl.   Sarremu,    Saremo    Sarriti,       Sarete.      Sarrannu,   Saranno.

Del Verbo Avere.
Aju,             Ho.
 Avi,             Ha.
Avèmu,        Abbiamo; 
Appi, Ebbi.
Appiru,      Ebbero.
Avìstivu,     Aveste.

Le terze persone singolari del passato indeterminato di quasi tutti i verbi terminano col dittongo au, che nell’Italiano si cambia in o; come amau, amò; lodau, lodò ec.
Siccome le prime persone singolari del Futuro finiscono spesse  volte in ggiù, che si muta nell’Italiano in o, come farroggiu, farò; dirroggiu, dirò.

& 6. Avverbj, Articoli ec.
‘Un con l’apostrofe innanzi sign. Non, come ‘un ci vaju, non vi vado.
Chiù, o Chiui          vale  Più.
Nzoccu        Ciò che.
Ccà          vale Quà
Ddà         Colà
Ddocu     Ivi,
quivi,      costà.
Cu           Col, o con.
Unni        Dove, laonde, perciò
‘Ntra        Tra, fra, nel, o in.
‘Nzusu      Su o sopra.
Gnusu      Giù, o sotto.
Pri, e pir    Per
Nu, o nun     Non
Cha, o ca        Perché, o che
Addunca       Adunque.

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1 commento:

  1. Fortunatamente ho amici siciliani e qualcosa immaginavo. Ma è il modo come l'abate Meli ti indica, ti insegna, ti porge il suo dialetto che è una meraviglia. Ed ha ragione di esserne fiero, perchè senz'altro questo poeta scrittore ama il suo dialetto come ama la sua Sicilia. Mi piacerebbe leggere altre poesie come "la malinconia". Ce ne sono ? Grazie.. di tutto

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