mercoledì 21 marzo 2018

Li Lupi - (sull'eccesso di mangiare carne)


Due lupi discutono sul proprio cibo e su quello degli uomini; parlano della loro
necessità di sbranare agnelli,  confutano agli uomini la facoltà di cibarsi di 
carne, esaminano la teoria degli onnivori che si basa sulla diversa tipologia di 
denti, e arrivano a una domanda finale che può essere utile proporre agli uomini.
Questo lungo componimento poetico  Meli lo pubblicò tra i Capitoli nella prima
edizione delle Opere nel 1787, nell’edizione del 1814 lo inserì tra le favole 
morali, con l’ordine di LXIII.  
Qui la versione originale in siciliano di Meli come nella edizione del 1814 – con
una traduzione letterale in italiano e note di Francesco Zaffuto.


LI LUPI                                                                         I LUPI

A tempu chi l'armali discurrevanu,                         Al tempo che gli animali discutevano,
Dui Lupi, 'ntra ‘na grutta 'ncrafucchiati ,                due lupi dentro una grotta nascosti,
‘Nzemmula sti discursi si facevanu:                        insieme questi discorsi facevano:

Nui semu veramenti diffamati:                               “Noi siamo veramente diffamati:
Cui ni voli lu sangu e cui la peddi;                          chi di noi vuole il sangue e chi la pelle;
'Nzumma semu dui testi abbanniati.                        insomma siamo due teste bandite.

Facemu straggi, è veru, di l'agneddi,                       Facciamo strage, è vero, degli agnelli,
Ma ch’avemu a muriri di miciaci?                           ma che abbiamo da morire di fame?
S 'un manciamu, pri nui lu munnu speddi.(1)         Se non mangiamo, per noi il mondo finisce.

Manciati, nni dirannu, oriu e spinaci;                     Manciate, ci diranno, orzo e spinaci;
Chisti 'un sù nostru pastu, e chi curpamu?            questi non sono nostro pasto, che colpa abbiamo?
L'à fattu la Natura, vi dispiaci?                               L’ha fatto la Natura, vi dispiace?

Dispiacitivi d'Idda, nui ch'entramu?                         Dispiacetevi di Lei, noi che c’entriamo?
Si ccà c’è culpa, è sua; lu nostru coriu                     Se qua c’è colpa, è sua; la nostra vita
Nui cu fari li latri arrisicamu.                                   noi con il fare i ladri rischiamo.

Si nni putissi alimintari l'oriu,                                  Se ci potessimo alimentare di orzo,
O avissimu lu commodu di jiri                                 o avessimo il comodo di andare
A sonu di campana a rifittoriu,                                 a suono di campana al refettorio,

In chistu casu sì, si purria diri,                                 in questo caso sì, si potrebbe dire,
Vidennunni ammazzari  un animali,                        vedendoci ammazzare un animale,
Oh li mostri, chi fannu inorridiri!                             oh i mostri, che fanno inorridire!

Stu casu, non in nui, ma tali quali                            Questo caso, non in noi, ma tale quale
Nell'omu si verifica appuntinu,                                nell’uomo si verifica per l’appunto,
Nell'omu chi si vanta razionali.                                nell’uomo che si vanta razionale.

Prodighi la Natura e lu Distinu                                 Prodighi la Natura e il Destino
L'abbundaru di menzi pri campari:                          l’abbondarono di mezzi per campare:
Ervi, frutti, simenzi, ed ogghiu e vinu;                    erbe, frutti, semenze, ed olio e vino;

Puru chisti nun ponnu sodisfari                                eppure questi non possono soddisfare
L'intempetanza sua: lu sceleratu                               l’intemperanza sua: lo scellerato
Autru nun fa che ocidiri e squartari.                         altro non fa che uccidere e squartare.

Doppu chi ad una Vacca ci à sucatu                         Dopo che ad una vacca gli succhiato
Tantu tempu lu latti, poi la scanna:                           tanto tempo il latte, poi la scanna:
Chista è la ricompensa di st'ingtatu!                         questa è la ricompensa di questo ingrato!

Lu voi, chi in so serviziu si affanna,                         Il bue, che in suo servizio si affanna,
E l'agevula tantu, poi pri paga                                   e l’agevola tanto, poi per paga
Da l'omu a lu maceddu si cundanna!                        dall’uomo al macello si condanna!

Né stu crudili e barbaru  si appaga                            Né questo crudele e barbaro si appaga
Di la simplici morti; né cuntenti                                della semplice morte; né contento
Resta si prima 'un ci fa vozzu o chiaga:(2)                resta se prima non ci fa bernoccolo o piaga; 

Comu sunnu ddi belli complimenti,                          come sono quei belli complimenti,
Privannulu di attivu e di passivu,                              privandolo di attivo e di passivo,
Pri cui resta a la specii indifferenti; (3)                     per cui resta alla specie indifferente; 

O chidd'autru d'esponirlu anchi vivu,                        o quell’altro d’esporlo anche vivo,
Ad essiri di cani laceratu,                                          ad essere dai cani lacerato,
Chi ci pari un spettaculu giulivu; (4)                         che gli sembra uno spettacolo giulivo; 

E si lu godi supra d'un sticcatu,                                e se lo gode sopra di uno steccato,
E si cumpiaci di li lamintusi                                     e si compiace delle lamentose
Grida di chidd'armali turmintatu.                              grida di quell’animale tormentato.

                      Né l'oceddi 'ntra l'aria vennu esclusi                         Né gli uccelli dell’aria vengono esclusi
Di l'esegranna  sua gula; nemmeno                           dall’esecranda sua gola; nemmeno
L'abitaturi di li campi undusi: (5)                              gli abitatori dei campi ondosi: (5)

‘Nzumma, quantu viventi lu tirrenu,                          Insomma, quanto in vivente terreno,
L'aria e l'acqua producinu, sù pastu                           l’aria e l’acqua producono, sono pasto
Di l'omu, o sù li soi vittimi almenu.                          dell’uomo, o sono le sue vittime almeno.

E pri nun degradari lu so fastu                                   E per non degradare il suo fasto
Cu la taccia di barbaru, decidi  (6)                             con la nomea di barbaro, decide 
Chi sù machini, e d'arma 'un ànnu rastu.                 che sono macchine, e di anima non hanno segno.

Ma lu puntu 'un sta ddocu; sta, si cridi,                     Ma il punto non sta qui; sta, se crede,
Chi nun àjanu sensu; 'ntra stu casu                            che non abbiano senso; in questo caso
A li soi sensi proprii nun dà fidi;                               ai suoi sensi propri non dà fede;

Ed è insensatu, o tavuluni rasu,(7)                             ed è insensato, o grande idiota,
Iddu lu primu, quannu nun rifletti                             lui il primo, quando non riflette
Chi l'animali ànn’occhi, vucca e nasu,                      che gli animali hanno occhi, bocca e naso,

E chi chisti sù l'organi perfetti                                  e questi sono gli organi perfetti
Di lu sensu, e pri propria esperienza                         del senso, e per propria esperienza
Divi pruvari in sé li stissi effetti,                               deve provare in sé gli stessi effetti.

E si fa qualchi picciula avvirtenza                             e si fa qualche piccola avvertenza
A li convulsioni e a li lamenti                                   alle convulsioni e ai lamenti
D’un armali chi soffri violenza,                                di un animale che soffre violenza,

Div’esseri convintu interamenti,                               deve essere convinto interamente,
Chi lu sensu 'un è sua privata doti,                            che il senso non è sua privata dote,
Ma ch'è comuni a tutti li viventi.                               ma che è comune a tutti i viventi.

Nun bastanu pertantu li rimoti (8)                             Non bastano pertanto i remoti 
Pretesti pr’ammazzarinni  qualch’unu,                     pretesti per ammazzarne qualcuno,
Ma motivi pressanti e a tutti noti.                             ma motivi pressanti e a tutti noti.

Lu nostru sulu casu è l'opportunu,                           Il nostro solo caso è l’opportuno,
Chi ‘un avennu autri menzi pri campari                  che non avendo altri mezzi per campare
Senza straggi muremu di dijunu.                             senza stragi muoriamo di digiuno.

Lu propriu individuu conservari                              Il proprio individuo conservare
È prima liggi; né avemu autru mensu                      è la prima legge; né abbiamo altro mezzo
Pri putiri la vita sustintari.                                       per potere la vita sostenere.

L'omu, chi sempri adùla e duna incensu                 L’uomo, che sempre adora e dà incenso
Sulu a se stissu, vistu chi nun spunta                      solo a se stesso, visto che non spunta
Lu pretestu, chi l'autri 'un ànnu sensu,                    il pretesto, che gli altri non hanno senso,

N'à truvatu unu novu: osserva e cunta                    ne ha trovato uno nuovo: osserva e conta
Li denti di l'armali, si sù fatti                                  i denti degli animali, se sono fatti
A pala, o puru a chiovu cu la punta,                       a pala, oppure a chiodo con la punta, 

Decidi: chi li denti larghi e chiatti                          decide: che i denti larghi e piatti
distinati a manciar’ervi e frutti,                         sono destinati a mangiare erbe e frutti,
E li puntuti a li carni adatti;                                e i puntosi sono alle carni adatti;

Dipoi conchiudi chi li specii tutti                            dopo conclude che i tipi di tutti
Di denti immaginabili l'àv’iddu,                             i denti immaginabili li ha lui,
Perciò l'onnipossibili s'agghiutti.                            perciò ogni possibile s’inghiotte.

Facennucci anchi bonu stu so griddu,(9)                Facendogli anche buono questo suo grillo,
Pri cui si cridi in drittu di manciari                         per cui  si crede in diritto di magiare
A crepapanza di chistu e di chiddu,                        a crepapancia di questo e di quello,

Nun pò l'abusu mai giustificari                               non può l’abuso mai giustificare
Di li carni, giacchì 'ntra tanti denti                          delle carni, giacché tra tanti denti
Quattru suli scagghiuni pò cuntari;                         quattro soli canini può contare;

Quattru si ponnu diri o picca o nenti                       quattro si possono dire o pochi o niente
tra trenta, o trentadui, chi n'àvi in vucca,                tra trenta, o trentadue, che ne ha in bocca,
O chiatti o di figura differenti.                                o piatti o di figura differente.

Cu quali drittu dunca scanna e ammucca               Con quale diritto dunque scanna e imbocca
Quanti armali ci sù? Sta consequenza                    quanti animali ci sono? Questa conseguenza
Da li principii soi certu nun sbucca.                        dai i principi suoi certo non sbocca.

E si mai pò vantari ‘na dispenza                             E se mai può vantare una dispensa
Di carni, in forza di li denti a punta,                       di carni, in forza dei denti a punta,
La quantitati è parca e non immenza.                     la quantità è parca e non immensa.

Chi quattru a trentadui giustu ci spunta,                 Che quattro a trentadue ci spunta
Com'unu all'ottu, pirchì in trentadui                       come uno all’otto, perché in trentadue
Ottu voti lu quattru si cci cunta;                              otto volte il quattro si ci conta.

Perciò la carni nun trasi a lu chiui,                         Perciò la carne non entra al più,
'Ntra li soi cibi, chi in ottava parti;                         nei suoi cibi, che in ottava parte;
Pirchì dunqui ni mancia chiù di nui?                      perché dunque ne mancia più di noi?

Pirchì arriva a manciarisi li quarti                           Perché arriva a mangiarsi i quarti
Di la sua propria specii?... Passu passu,                  della sua specie?” … “Passo, passo,
L'autru ripigghia, 'un smuvemu sti carti:                 - l’altro ripiglia – non smuoviamo queste carte:
L'omu è dui voti lupu, e ccà ti lassu.(10)                 l’uomo è due volte lupo, e qua ti lascio.”

Note
1)      Pri nui lu munnu speddi, per noi il mondo finisce. Constatazione in siciliano sulla
fine del mondo che si assimila alla fine della propria vita.

2)      Fa vozzu o chiaga, bernoccolo o piaga. Come dire l’intenzione di recargli poco o anche molto
danno.
3)      Il riferimento qui è alla castrazione dei vitelli che saranno resi buoi.
4)      Combattimenti tra cani e tori (bull – baiting) erano organizzati come spettacolo, nel Medioevo
in Inghilterra venivano organizzati in villaggi e città,  Joseph Strutt – Sports and Pastmes. Per
questa pratica venne selezionata la specie canina dei bulldog. Tale pratica continuò in Gran
Bretagna fino al 1835 e venne eliminata dal Parlamento con il  Cruelty to Animals Act
5)      L’esecranda (riprovevole) gola non risparmia uccelli e pesci.
6)      La taccia (chiodo dalla testa grossa) qui viene usata come cattiva nomea. E per questo decide che gli animali sono macchine non hanno un’anima e capacità sensibile.
7)      Tavuluni rasu – tavola senza nulla, modo di dire siciliano per definire un idiota, un
grande ignorante.
8)      Remoti, come oscuri pretesti. Raffronto tra: da una parte gli oscuri pretesti dell’uomo e
dall’altra la pressante necessità dei lupi.
9)      Questo grillo, questa sua idea.
10)  Perche arriva l’uomo a mangiarsi anche quello che spetta agli altri uomini? L’essere lupo dell’uomo nel suo vivere sociale diventa la domanda conclusiva. Interviene alla fine l’altro lupo che era rimasto ad ascoltare dicendo:  passo, passo (una cosa alla volta) non smuoviamo queste carte (non andiamo ad aprire il capitolo del suo vivere sociale), l’uomo è due volte lupo: una volta per gli animali e una volta per gli altri uomini.

INDICE FAVOLE MORALI 


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L'ORIGINI DI LU MUNNU -  Poema ironico sull’origine del mondo di Giovanni Meli  l'Abate - In Siciliano e traduzione in Italiano a fronte - Nella originale edizione del 1814 curata dallo stesso Poeta, con le ottave postume ritrovate da Agostino Gallo, con tutte le note filosofiche dello stesso Giovanni Meli, con le note di traduzione delle più difficili parole siciliane, con le note biografiche su Meli e su come nacque questa straordinaria opera, con un disegno di Giove creatore di Dafne Zaffuto - € 12,00 pag. 150 ordinabile tramite   I BUONI CUGINI EDITORI

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giovedì 22 febbraio 2018

Il Lupo e l’Agnello – Meli – Esopo – Fedro – La Fontaine


Pensate per un attimo alle ragioni di ERDOGAN nei confronti dei KURDI
La vecchia favola sul potere dei forti che trovano in ogni caso una ragione per i loro appetiti.
In questo post potete leggere la poesia in siciliano Il Lupo e l’Agnello di Giovanni Meli – Il poeta si limita per il contenuto a trasportare in siciliano l’antica favola, ma con l’uso nel dialogo della lingua siciliana linguaggio mette in evidenza  tutta la ragionevolezza dell’agnello e tutta la prepotenza del lupo. Qui la versione del Meli la trovate con una traduzione a fronte a cura di Francesco Zaffuto. Per completare questo post si sono volute inserire  anche le versioni di Esopo – Fedro e La Fontaine che sono state reperite in rete.
La Favola nella raccolta di Meli porta il numero d'ordine 77°.

LU LUPU E L'AGNEDDU                                   IL LUPO E L’AGNELLO

Arsi di siti un Lupu ed un’Agneddu                   Arsi di sete un lupo e un agnello
Eranu capitati, tutti dui                                       erano capitati, tutti e due
In un tempu, ad un stissu sciumiceddu:              in un tempo, ad uno stesso ruscello:
Lu  Lupu stava supra, ed assai chiui                    il lupo stava sopra, ed assai più
Sutta l'Agneddu, situatu arrassu,                          sotto l’agnello, situato distante
Unni lu ciumi discinneva abbassu.                      dove il fiume discendeva in basso.

Lu latru, chi, aducchiandulu tra un lampu,           Il ladro, che, adocchiandolo in un lampo,
Gargiuliari la gula s'intisi,                                    gorgogliare la sua gola sentì,
Un pretestu di liti misi in campu,                          un pretesto di lite mise in campo,
Acciò putissi vèniri a li prisi,                               in modo che potesse venire a zuffa,
E dissi in tonu bruscu e nichiatu:                          e disse in tono brusco e crucciato:
“Birbu! pirchì m'ài l'acqua intorbidatu?”            “Birbante! Perché mi hai l’acqua intorbidato?”

Chiddu, trimannu, rispusi: “Vossia (1)          Quello, tremando, rispose:“ Vostra Signoria
Mi scusi, e comu mai lu pozzu fari?                   mi scusi, e come mai lo posso fare? 
È l'acqua sua chi veni ccà unni mia,                    E’ l’acqua sua che viene qua da me,
Lu ciumi scinni, nun va ad acchianari!”             il fiume scende, non va a salire!”
'Nzaccatu a sti ragiuni ddu farfanti,                    Messo in sacco da queste ragioni quel furfante,
Subitu nàutru strunfu metti avanti,                     subito un altro pretesto mette avanti,

 Dicennu: “Ora pri biru mi suvveni,                      dicendo: “Ora per vero mi sovviene,      
Chi tu, sù circa li sei misi arreri,                         che tu, circa sei mesi addietro,
Di mia nun parrasti troppu beni.”                       di me non parlasti troppo bene”.
Rispunni ddu mischinu: “E comu veri                 Risponde quel meschino: “E come vere
Ponnu essiri sti culpi, quannu natu                      possono essere queste colpe, quando nato
Nun era allura e mancu siminatu?”                      non ero allora e neanche concepito?”

“Ah, fu to patri, certu, ripigghiau                        “Ah, fu tuo padre, certo, ripigliò
Lu lupu, chi di mia ni dissi mali”;                        il lupo, che di me ne disse male”;
E in dittu e in fattu cursi, e lu sbranau.                e detto e in fatto corse, e lo sbranò.
Quant'Omini ci sù a stu Lupu uguali,                 Quanti uomini ci sono a questo lupo uguali,
Cui pretesti nun mancanu e strumenti                a cui pretesti non mancano e strumenti
Pri opprimiri li debuli e innoccenti!                   per opprimere i deboli e innocenti!

Note
1)      Vossia, forma sincopata di Vostra Signoria. In siciliano fu molto usato per riferirsi a persone di riguardo, o di età elevata. Usato ancora fino agli anni sessanta e poi gradualmente sostituito con l’italiano Lei. L’agnello usa il Vossia e chiede scusa, rivolgendosi al lupo con grande rispetto.

ESOPO

Un lupo che aveva visto un agnello intento a bere presso un fiume volle divorarlo, accampando una motivazione che fosse plausibile. Perciò, nonostante si trovasse più a monte, prese ad accusare l'agnello dicendo che gli intorbidiva l'acqua, impedendogli di bere. Ma il lanuto rispose che stava bevendo a fior di labbra e che peraltro, trovandosi più a valle, non poteva sporcare l'acqua a lui.
Il lupo, allora, visto fallire il pretesto addotto, disse: "Però l'anno scorso tu offendesti mio padre!". E come l'agnello gli ebbe risposto che a quell'epoca non era ancora nato, gli fece il lupo: "Guarda che, pure se hai facili gli argomenti per scagionarti, non per questo rinuncerò a mangiarti!".
La favola dimostra che di fronte a coloro che hanno la propensione a commettere ingiustizie non può nulla neppure la difesa più giusta.

FEDRO

Presi dalla sete, un lupo ed un agnello s'erano spinti allo stesso ruscello; più su s'era fermato il lupo, l'agnello molto più giù. Subito il delinquente, preso dalla gola malvagia, sollevò un pretesto di contesa. "Perché", disse, "intorbidi l'acqua che sto bevendo?" E il timido lanuto: "O lupo, ti prego, perché tu mi rimproveri? Da te alle mie sorsate il liquido giunge." E quello, sconfitto dall'evidenza del fatto, disse: "Sei mesi fa mi hai calunniato". E l'agnello: "Non ero ancora al mondo, in verità". Il delinquente, bestemmiando: "Allora fu tuo padre a calunniarmi." E così, afferratolo, lo sbrana, con crudele morte.
Questo discorso vale per quelle persone che calpestano i deboli con falsi processi.

JEAN DE LA FONTAINE

La favola che segue è una lezione
che il forte ha sempre la miglior ragione.
Un dì nell'acqua chiara d'un ruscello
bevea cheto un Agnello,
quand'ecco sbuca un lupo maledetto,
che non mangiava forse da tre dì,
che pien di rabbia grida: - E chi ti ha detto
d'intorbidar la fonte mia così?
Aspetta, temerario! - Maestà, -
a lui risponde il povero innocente,
- s'ella guarda, di subito vedrà
ch'io mi bagno più sotto la sorgente
d'un tratto, e che non posso l'acque chiare
della regal sua fonte intorbidare.
- Io dico che l'intorbidi, - arrabbiato
risponde il Lupo digrignando i denti, -
e già l'anno passato
hai sparlato di me. - Non si può dire,
perché non ero nato,
ancora io succhio la mammella, o Sire.
- Ebbene sarà stato un tuo fratello.
- E come, Maestà?
Non ho fratelli, il giuro in verità.
- Queste son ciarle. È sempre uno di voi
che mi fa sfregio, è un pezzo che lo so.
Di voi, dei vostri cani e dei pastori
vendetta piglierò -.
Così dicendo, in mezzo alla foresta
portato il meschinello,
senza processo fecegli la festa.

La favola nelle versione di Esopo – Fedro e La Fontaine – sono state tratte per le loro versioni e traduzioni da

Immagine è stata tratta da

 tre libri su Giovanni Meli

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domenica 29 ottobre 2017

L'appello ai siciliani per il 5 Novembre 2017

SICILIANI,  il 5 Novembre 2017  ci sono le elezioni in Sicilia: votate per chi volete e se volete potete anche non votare, ma ricordatevi che quello che accadrà in Sicilia vale per tuttu lu munnu, pirchì la Sicilia è la testa di lu munnu. Ecco cosa dice l’Abate Meli nel suo poema  “L’ORIGINI DI LU MUNNU”, nel momento della creazione della testa del mondo
Ma la testa? (ora cca vennu li liti)               
Jeu dicu: È la Sicilia; ma un Romanu                      
Dici ch’è Roma; dicinu li sciti,                            
Ch'è la Scizia; e accussì di manu in manu         
Quantu c'è regni, tantu sintiriti                     
Essirci testi... Jamu chianu chianu:                     
La testa è una; addunca senza sbagghi              
È la Sicilia, e cc’è ’ntra li midagghi. …..
Dopo questa 58° ottava il grande poeta siciliano prosegue e dice cose terribili su alcuni siciliani che non possiamo qui rivelare. Per chi li vuole conoscere ci sono dei modi:
1) ordinare il recente libro de I BUONI CUGINI EDITORI –
di GIOVANNI MELI
L’ORIGINI DI LU MUNNU
2) se siete a Palermo potete subito correre in libreria da

Libreria Zacco - C.so Vittorio Emanuele 423 (di fronte la chiesa del S. Salvatore) - La Libreria di La Vardera Vito - Via Nicolò Turrisi 15 - Libreria Sciuti s.r.l. - Via G. Sciuti 91/f - Voglia di leggere - Via A. Pacinotti 42 - La Feltrinelli Libri e Musica - Via Cavour 133 - La Nuova Bancarella  - Via Cavour (di fronte La Feltrinelli) - Libreria Forense - Via Maqueda 185 - Saviano Daniele Edicola - P.za Principe di Camporeale n. 99
L'ORIGINI DI LU MUNNU -  Poema ironico sull’origine del mondo di Giovanni Meli  l'Abate - In Siciliano e traduzione in Italiano a fronte di Francesco Zaffuto - Nella originale edizione del 1814 curata dallo stesso Poeta, con le ottave postume ritrovate da Agostino Gallo, con tutte le note filosofiche dello stesso Giovanni Meli, con le note di traduzione delle più difficili parole siciliane, con le note biografiche su Meli e su come nacque questa straordinaria opera, con un disegno di Giove creatore di Dafne Zaffuto - € 12,00 pag. 150 

domenica 17 settembre 2017

Giovanni Meli "L'origini di lu munnu"






?Ma questo libro “L’origini di lu munnu” di cosa parla?  



Ecco la spiegazione che ne dà lo stesso Giovanni Meli

ARGUMENTU                                                                             Argomento

Spiega lu primu statu di li Dei,                                            Spiega il primo stato degli Dei,
Prima chi fussi fattu l’Universu,                                          prima che fosse fatto l’Universo,
Li soi primi pinseri, e primi idei;                                          i loro primi pensieri, e prime idee;
Pri stabiliri li cosi cu versu:                                                  per  stabilire le cose con  senso:
Dopu varii pariri cchiù plebei,                                             dopo vari pareri più plebei,
Giovi si fa stirari pri traversu.                                              Giove si fa stirare per traverso.
E da ddi soi stinnicchi e cosi tali                                          E da quei suoi stiramenti e cose tali
Ni risulta lu munnu cu l’armali.                                          ne risulta il mondo con gli animali.


E’ appena uscito
L'ORIGINI DI LU MUNNU -  Poema ironico sull’origine del mondo di Giovanni Meli  l'Abate - In Siciliano e traduzione in Italiano a fronte - Nella originale edizione del 1814 curata dallo stesso Poeta, con le ottave postume ritrovate da Agostino Gallo, con tutte le note filosofiche dello stesso Giovanni Meli, con le note di traduzione delle più difficili parole siciliane, con le note biografiche su Meli e su come nacque questa straordinaria opera, con un disegno di Giove creatore di Dafne Zaffuto - € 12,00 pag. 150  
disponibile dal 13 Settembre 2017 nelle Librerie di Palermo
oppure ordinabile
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venerdì 15 settembre 2017

Cumu fu? Chi c'era prima?

L’origine del mondo! Come fu? Che c’era prima?  Ve lo siete mai chiesti…? L’Abate Meli, ben armato della sua ironia, così dice
A tempu chi lu tempu ’un era tempu,                                Al tempo che il tempo non era tempo,
Lu Munnu era una cosa impercettibili,                              il mondo era una cosa impercettibile,
Chi jia granciulïannu a tempu a tempu,                             che andava barcollando pian piano,
’Ntra la sfera, unni stannu li possibili;                                 dentro la sfera, dove stanno i possibili;
Nun c’era allura stu tardu, o pirtempu,                              non c’era allora questo tardi, o per tempo,
 Nun c’eranu occhi, nè cosi visibili,                                     non c’erano occhi, né cose visibili,
Ma senz’essiri cc’era lu gran Nenti,                                    ma senza essere c’era il grande Nulla,
Nudu, crudu, spirutu, orvu e scuntenti.                             nudo, crudo, scomparso, cieco e scontento.





L'ORIGINI DI LU MUNNU -  Poema ironico sull’origine del mondo di Giovanni Meli  l'Abate - In Siciliano e traduzione in Italiano a fronte - Nella originale edizione del 1814 curata dallo stesso Poeta, con le ottave postume ritrovate da Agostino Gallo, con tutte le note filosofiche dello stesso Giovanni Meli, con le note di traduzione delle più difficili parole siciliane, con le note biografiche su Meli e su come nacque questa straordinaria opera, con un disegno di Giove creatore di Dafne Zaffuto - € 12,00 pag. 150 ordinabile tramite   I BUONI CUGINI EDITORI

mercoledì 13 settembre 2017

L'ORIGINI DI LU MUNNU

In una pregevole edizione de I BUONI CUGINI EDITORI
L'ORIGINI DI LU MUNNU
Poema di Giovanni Meli  l'Abate
In Siciliano e traduzione in Italiano a fronte
Nella originale edizione del 1814 curata dallo stesso Poeta,
con le ottave postume ritrovate da Agostino Gallo,
con tutte le note filosofiche dello stesso Giovanni Meli,
con le note di traduzione delle più difficili parole siciliane,
con le note biografiche su Meli e su come nacque questa straordinaria opera,
con un disegno di Giove creatore di Dafne Zaffuto
ECCOLO A VOI
disponibile da oggi 13 Settembre 2017
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lunedì 20 marzo 2017

Origini di la Poesia

Origini di la Poesia
(in questo post il sonetto di Giovanni Meli con la traduzione in italiano a fronte)                                  
Domani 21 Marzo è la Giornata Mondiale della Poesia
Con la parola Poesia  spesso si intendono diversi aspetti dell’animo umano;  non è una stranezza che gli antichi greci indicassero più Muse per la Poesia.
Calliope: il cui nome in greco significa "dalla bella voce", era l'ispiratrice della Poesia Epica

Erato: deriva il nome da Eros ed è considerata l'ispiratrice della Poesia amorosa,  lirica e del canto corale
Euterpe: nella mitologia Greca e Romana era la musa della Musica, protettrice di strumenti a fiato e, più tardi, anche della poesia lirica.
Talia: thallein (fiorire), è colei che presiede alla commedia ed alla poesia bucolica.
E forse anche possiamo aggiungere Polimnia:  protettrice dell'orchestica, della pantomima e della danza associate al canto sacro e eroico.
Per filosofi greci come Platone l’approccio con la Poesia è ben complesso https://mondodomani.org/dialegesthai/pds01.htm
 L’Abate Giovanni Meli, filosofo illuminista e grande poeta, in un suo sonetto dal titolo “Origini di la Poesia”,  descrive la Poesia come  la necessaria veste per fare arrivare agli “uomini  fatali” la Verità.  Qui vi proponiamo in lettura il sonetto del poeta siciliano con una traduzione a fronte.

Origini di la Poesia                                            Origine della Poesia

Quannu nuda azzardau la Viritati                      Quando nuda azzardò la Verità
Mustrarisi ccà  ‘nterra a li Murtali                    mostrarsi qua in terra ai Mortali
Fu sfazzunata, e cu l’anchi stuccati                  fu svisata, e con l’anche rotte
A li Licei ricursi pri spitali.                                   ai Licei ricorse per ospedale.

Sula Filosofia n'appi pietati,                              Solo la Filosofia n’ebbe pietà,
L'accugghiu, la curau di li soi mali.                   l’accolse, la curò dei suoi mali,
Ma comu cchiù appariri pri li strati                  ma come può più apparire per le strade
Stanti l’odiu di l’omini fatali?  (1)                     stante l’odio degli uomini fatali? (1)

Cca fu, chi tutti dui si stracanciaru                 Qui fu, che tutte e due si travestirono
Cu mascari, bautti, e dominò,  (2)                  con maschere, velette, e mantelli, (2)
Chi da la finzioni s'impristaru.                         che dalla finzione presero a prestito.

La favula è stata dunca, ed è lu sò                  Dunque è stata la favola, ed è il suo
Salvu-cunduttu; e tutti tri di paru                    salva-condotto; e tutte e tre insieme
Compunnu, o Poesia, l’essiri tò.                       compongono, o Poesia, l’essere tuo.

1Con uomini fatali il Meli intende tutta la grande massa degli uomini devoti alla fatalità e desiderosi solo di fortuna per se stessi.
2Bautta, mantellino di velo, o a rete, con cappuccio, corredato anche di maschera; dominò, lungo mantello nero fino ai piedi a corredo per maschere.  Verità e filosofia  chiedono in prestito le maschere alla finzione  per non essere perseguitate dagli uomini fatali.

Origini di la Poesia  sonetto di Giovanni Meli  indicato con il numero VII
nella raccolta generale dei sonetti.

Immagine -  dipinto che raffigura la musa  Erato,  di Edward John Poynter (1870)


lunedì 23 gennaio 2017

Giovanni Meli e Antonio Lamberti .



In questo particolare video realizzato 
dall' Archivio nisseno - Storia patria Caltanissetta
un brano della Bucolica di Meli tradotto in veneziano
dal poeta Antonio Lamberti
in questo video condiviso da youtube
Dalla Bucolica – Primavera
Egloga prima

Canto di Melibeu

numerose furono nell'ottocento le traduzioni di Giovanni Meli in italiano, in latino e in altre lingue e dialetti 

venerdì 6 gennaio 2017

L'origini di la Favula

Porta il titolo
L’origini di la Favula
un sonetto di Giovanni Meli
indicato con il numero XXIV,
nella raccolta generale dei sonetti.
In questo sonetto il poeta
parla della necessità della Favola
come strumento per arrivare
a raccontare e rendere digeribili
 verità “principali”;
una specie di necessario passaporto.
Presentiamo qui il sonetto con una traduzione a fronte e qualche nota.

L’immagine, posta accanto, è tratta dall’illustrazione di Dafne Zaffuto,  di una favola di Meli del recente libro “L’Aceddi” – nota in fondo a questo post

L'origini di la Favula                                           L’origine della favola

Nuddu esponi 'na gioja priziusa                         Nessuno espone una gioia preziosa          
A l'arbitriu di tutti e boni, e mali, (1)                 all’arbitrio di tutti i buoni e i mali, (1)
Ma si la sarva in marzapani chiusa,(2)               ma se la conserva in scatola chiusa, (2)
Pri farinn'usu poi 'ntra festi, e gali.                     per farne uso poi in feste e gale.

Cussi la saggia Antichità gilusa,                       Così la saggia Antichità gelosa,
Di multi verità cchiù principali,                         di molte verità più principali,
Li chiusi sutta scorcia favulusa                          le chiuse sotto la scorza della favola
Pri occultarli a lu vulgu zuzzanali.                    per occultarle al volgo dozzinale.

Pirchì a stu munnu la bugia rignannu,              Perché a questo mondo la bugia regnando,
Cosa chi cu lu veru avi rapportu,                      cosa che con il vero ha rapporto,
Passa pri lu cchiù gravi contrabbannu.             passa per il più grave contrabbando.

Sulu di Apollu qualchi figghiu accortu (3)       Solo di Apollo qualche figlio accorto (3)
Li verità tra favuli adumbrannu                        le verità tra favole adombrando
Arriva ad ottinirci un passaportu.                     arriva ad ottenergli un passaporto.

1 tutti e boni, e mali, - all’arbitrio del bello e cattivo tempo;  come anche all’arbitrio dei capricci degli uomini.
Marzapanu, scatola,  arnese di legno sottile per conservare cose, anche uomo cupo e riservato, sornione. (da dizionario Mortillaro) – Nel dizionario delle voci oscure di Meli del Roberti si fa espresso riferimento a scatola, ed anche nelle note al volume ottavo di Gallo si annota come scatola. Da non confondersi con la dizione di marzapane in italiano, che ha il significato di dolce di pasta reale; dolce molto diffuso nella pasticceria siciliana e che in Sicila viene chiamato martorana.
Qualche figlio accorto di Apollo; Meli fa riferimento ad un uomo e in particolare a un poeta accorto, attento a nascondere qualche preziosa verità nella favola per ottenere un passaporto utile per arrivare alla comprensione di altri uomini.  Apollo è la guida delle Muse,  e le Muse erano figlie di Zeus e Mnemosyne (la Memoria,  ideale supremo dell’arte).

- Immagine - illustrazione di Dafne Zaffuto del libro L'ACEDDI edito
da I Buoni Cugini

domenica 18 dicembre 2016

un incredibile regalo di Natale

Volete fare o farvi un regalo per Natale:
piccolo, che non costi molto (€ 10), originale, introvabile, colto, che insegna una qualche morale in questa società immorale, poetico, e soprattutto divertente
E allora in libreria o subito dalla stessa casa editrice
L’Aceddi dell’Abate Meli
le due illustrazioni del libro di Dafne Zaffuto

giovedì 10 novembre 2016

L’Abate Meli,affascinato dalla bellezza femminile

segnalazione da Sicilia informazioni
Pochi poeti hanno saputo cantare la bellezza delle donne come l’abate Meli. Ne hanno saputo esaltare la grazia delle forme, il fascino del portamento, la leggiadria dello spirito con sobria e seducente leggerezza, tipica dell’Arcadia, ma anche con soffusa sensualità che anticipa movimenti letterari di là da venire.
A Giovanni Meli e ai suoi componimenti lirici in omaggio all’avvenenza femminile l’Università degli Studi di Palermo ha dedicato il primo volumetto, “Nel serra serra dei capelli. L’amore in un manipolo di Odi”, edito da Plumelia, di una collana, “La poesia, sulla poesia”, che intende dare risalto alle voci poetiche legate all’Ateneo del capoluogo. …
Continua a leggere l’articolo di Antonino Cangemi su


immagine "The Toilet of Venus" Konstantin Makovsky – olio su tela 370x243