giovedì 22 febbraio 2018

Il Lupo e l’Agnello – Meli – Esopo – Fedro – La Fontaine


Pensate per un attimo alle ragioni di ERDOGAN nei confronti dei KURDI
La vecchia favola sul potere dei forti che trovano in ogni caso una ragione per i loro appetiti.
In questo post potete leggere la poesia in siciliano Il Lupo e l’Agnello di Giovanni Meli – Il poeta si limita per il contenuto a trasportare in siciliano l’antica favola, ma con l’uso nel dialogo della lingua siciliana linguaggio mette in evidenza  tutta la ragionevolezza dell’agnello e tutta la prepotenza del lupo. Qui la versione del Meli la trovate con una traduzione a fronte a cura di Francesco Zaffuto. Per completare questo post si sono volute inserire  anche le versioni di Esopo – Fedro e La Fontaine che sono state reperite in rete.

LU LUPU E L'AGNEDDU                                   IL LUPO E L’AGNELLO

Arsi di siti un Lupu ed un’Agneddu                   Arsi di sete un lupo e un agnello
Eranu capitati, tutti dui                                       erano capitati, tutti e due
In un tempu, ad un stissu sciumiceddu:              in un tempo, ad uno stesso ruscello:
Lu  Lupu stava supra, ed assai chiui                    il lupo stava sopra, ed assai più
Sutta l'Agneddu, situatu arrassu,                          sotto l’agnello, situato distante
Unni lu ciumi discinneva abbassu.                      dove il fiume discendeva in basso.

Lu latru, chi, aducchiandulu tra un lampu,           Il ladro, che, adocchiandolo in un lampo,
Gargiuliari la gula s'intisi,                                    gorgogliare la sua gola sentì,
Un pretestu di liti misi in campu,                          un pretesto di lite mise in campo,
Acciò putissi vèniri a li prisi,                               in modo che potesse venire a zuffa,
E dissi in tonu bruscu e nichiatu:                          e disse in tono brusco e crucciato:
“Birbu! pirchì m'ài l'acqua intorbidatu?”            “Birbante! Perché mi hai l’acqua intorbidato?”

Chiddu, trimannu, rispusi: “Vossia (1)          Quello, tremando, rispose:“ Vostra Signoria
Mi scusi, e comu mai lu pozzu fari?                   mi scusi, e come mai lo posso fare? 
È l'acqua sua chi veni ccà unni mia,                    E’ l’acqua sua che viene qua da me,
Lu ciumi scinni, nun va ad acchianari!”             il fiume scende, non va a salire!”
'Nzaccatu a sti ragiuni ddu farfanti,                    Messo in sacco da queste ragioni quel furfante,
Subitu nàutru strunfu metti avanti,                     subito un altro pretesto mette avanti,

 Dicennu: “Ora pri biru mi suvveni,                      dicendo: “Ora per vero mi sovviene,      
Chi tu, sù circa li sei misi arreri,                         che tu, circa sei mesi addietro,
Di mia nun parrasti troppu beni.”                       di me non parlasti troppo bene”.
Rispunni ddu mischinu: “E comu veri                 Risponde quel meschino: “E come vere
Ponnu essiri sti culpi, quannu natu                      possono essere queste colpe, quando nato
Nun era allura e mancu siminatu?”                      non ero allora e neanche concepito?”

“Ah, fu to patri, certu, ripigghiau                        “Ah, fu tuo padre, certo, ripigliò
Lu lupu, chi di mia ni dissi mali”;                        il lupo, che di me ne disse male”;
E in dittu e in fattu cursi, e lu sbranau.                e detto e in fatto corse, e lo sbranò.
Quant'Omini ci sù a stu Lupu uguali,                 Quanti uomini ci sono a questo lupo uguali,
Cui pretesti nun mancanu e strumenti                a cui pretesti non mancano e strumenti
Pri opprimiri li debuli e innoccenti!                   per opprimere i deboli e innocenti!

Note
1)      Vossia, forma sincopata di Vostra Signoria. In siciliano fu molto usato per riferirsi a persone di riguardo, o di età elevata. Usato ancora fino agli anni sessanta e poi gradualmente sostituito con l’italiano Lei. L’agnello usa il Vossia e chiede scusa, rivolgendosi al lupo con grande rispetto.

ESOPO

Un lupo che aveva visto un agnello intento a bere presso un fiume volle divorarlo, accampando una motivazione che fosse plausibile. Perciò, nonostante si trovasse più a monte, prese ad accusare l'agnello dicendo che gli intorbidiva l'acqua, impedendogli di bere. Ma il lanuto rispose che stava bevendo a fior di labbra e che peraltro, trovandosi più a valle, non poteva sporcare l'acqua a lui.
Il lupo, allora, visto fallire il pretesto addotto, disse: "Però l'anno scorso tu offendesti mio padre!". E come l'agnello gli ebbe risposto che a quell'epoca non era ancora nato, gli fece il lupo: "Guarda che, pure se hai facili gli argomenti per scagionarti, non per questo rinuncerò a mangiarti!".
La favola dimostra che di fronte a coloro che hanno la propensione a commettere ingiustizie non può nulla neppure la difesa più giusta.

FEDRO

Presi dalla sete, un lupo ed un agnello s'erano spinti allo stesso ruscello; più su s'era fermato il lupo, l'agnello molto più giù. Subito il delinquente, preso dalla gola malvagia, sollevò un pretesto di contesa. "Perché", disse, "intorbidi l'acqua che sto bevendo?" E il timido lanuto: "O lupo, ti prego, perché tu mi rimproveri? Da te alle mie sorsate il liquido giunge." E quello, sconfitto dall'evidenza del fatto, disse: "Sei mesi fa mi hai calunniato". E l'agnello: "Non ero ancora al mondo, in verità". Il delinquente, bestemmiando: "Allora fu tuo padre a calunniarmi." E così, afferratolo, lo sbrana, con crudele morte.
Questo discorso vale per quelle persone che calpestano i deboli con falsi processi.

JEAN DE LA FONTAINE

La favola che segue è una lezione
che il forte ha sempre la miglior ragione.
Un dì nell'acqua chiara d'un ruscello
bevea cheto un Agnello,
quand'ecco sbuca un lupo maledetto,
che non mangiava forse da tre dì,
che pien di rabbia grida: - E chi ti ha detto
d'intorbidar la fonte mia così?
Aspetta, temerario! - Maestà, -
a lui risponde il povero innocente,
- s'ella guarda, di subito vedrà
ch'io mi bagno più sotto la sorgente
d'un tratto, e che non posso l'acque chiare
della regal sua fonte intorbidare.
- Io dico che l'intorbidi, - arrabbiato
risponde il Lupo digrignando i denti, -
e già l'anno passato
hai sparlato di me. - Non si può dire,
perché non ero nato,
ancora io succhio la mammella, o Sire.
- Ebbene sarà stato un tuo fratello.
- E come, Maestà?
Non ho fratelli, il giuro in verità.
- Queste son ciarle. È sempre uno di voi
che mi fa sfregio, è un pezzo che lo so.
Di voi, dei vostri cani e dei pastori
vendetta piglierò -.
Così dicendo, in mezzo alla foresta
portato il meschinello,
senza processo fecegli la festa.

La favola nelle versione di Esopo – Fedro e La Fontaine – sono state tratte per le loro versioni e traduzioni da

Immagine è stata tratta da


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