lunedì 1 giugno 2015

Li Granci


LI GRANCI
E’ la seconda delle Favole Morali di Meli e  richiama un po’  quella delle Fables di La Fontaine (L’écrevisse et sa fille).  Nel Meli, c’è una impostazione scenica divertente e il piglio del padre-padrone, che crede di predicare bene e che non sopporta alcuna osservazione alla sua autorità. Nella favola del Meli al “talis pater talis filius” si viene ad aggiungere l’autoritarismo e l’incomprensione che impedisce il miglioramento della natura.
Qui inserita con una traduzione letterale a fronte e note di Francesco Zaffuto.

LI GRANCI                                                 I Granchi

Un granciu si picava                              Un granchio si piccava
Di educari li figghi,                                di educare i figli
E l'insosizzunava (1)                              e l’imbottiva (1)
Di massimi e cunsigghi,                        di massime e consigli
'Nsistennu: V'àju dittu                          “Insistendo: vi ho detto
Di caminari drittu.”                                  di camminare dritto”

Chiddi, ch'intenti avianu                        Quelli, che intenti avevano
L'occhi in iddu, e li miri,                        gli occhi a lui, volendo obbedire,
Cumprendiri 'un putianu                        comprendere non potevano
Drittu chi vulia diri:                                dritto che voleva dire:
Sta idia tra la sua cera                           questa idea dalla sua cera (dal suo esempio)
D'unni pigghiarla 'un c'era.                      dove pigliarla non c’era.

Iddu amminazza, sbruffa,                         Lui minaccia,  sbuffa,
L'arriva a castiari,                                    li arriva a castigare,
Ma sempri fici buffa: (2)                          ma sempre fece fiasco: (2)
Mittennulu a guardari,                             mettendosi a lui guardare,
Vidinu cosci e gammi                             vedono cosce e gambe
Storti, mancini e strammi.                        storte, mancine e matte.

Alza l'ingegnu un pocu                              Alza l’ingegno un poco
Lu chiù grannuzzu, e dici:                          il più grandetto, e dice:
“Papà, lu primu locu                                    “papà, in primo luogo
Si divi a cui ni fici,                                     si deve a chi ci fece,
Vàiti avanti vui,                                           andate avanti voi,
Ca poi vinemu nui.”                                     che poi veniamo noi.”

'Nsolenti, scostumati,                              “Insolenti, scostumati,
Grida lu patri, oh bella!                            Grida il padre, oh bella!
A tantu vi assajati?                                   A tanto vi ardite?
L'esempiu miu si appella?                        L’esempio mio si chiede?
Jeu pozzu fari e sfari,                               Io posso fare e disfare,
Cuntu nun n'aju a dari:                             conto no ne debbo dare:

Si aviti chiù l'ardiri,                                 Se avete più l’ardire,
Birbi, di replicari...”                                  birbanti, di replicare …”
Seguitau iddu a diri,                                Seguitò lui a dire,
Seguitar’iddi a fari...                               Seguitarono loro a fare…
Tortu lu patri, e torti                                Torto il padre, e torti
Li figghi sinu a morti.                              li figli fino alla morte


1        insosizzunava – Il Meli usa questa parola per dire che li indottrinava, per evidenziare
l’aspetto negativo dell’indottrinamento usa un particolare verbo siciliano di imbottire,
come a riempire una salciccia (sosizza)  insosizzunari
2        fici buffa – tutto fu inutile

libri su Giovanni Meli



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