domenica 20 dicembre 2015

Oggi 20 dicembre 2015/1815 bicentenario di Giovanni Meli


Speriamo che non ci siano bisogno altri duecento anni per ricordarlo, la sua poesia e il suo messaggio filosofico possono dirci ancora tanto ancora oggi. La cicala Meli (così amava definirsi) tutta non può morire
Qui la foto della scultura di Giovanni Meli che si trova nel Teatro Massimo di Palermo, accanto la foto della copertina del libro di Luigi Natoli  “L’Abate Meli” che la casa editrice I Buoni Cugini ha dedicato al grande poeta siciliano.
In occasione del bicentenario di Giovanni Meli 1815 – 2015 - Per la prima volta in un solo volume tutti gli studi che Luigi Natoli dedicò a Giovanni Meli:
 il romanzo "L'Abate Meli" pubblicato per la prima volta in appendice al Giornale di Sicilia dal 29 marzo 1929;
"Giovanni Meli – Studio critico" pubblicato per la prima volta nel 1883 che ancor oggi rende la dovuta giustizia al grande poeta siciliano;
tutte le poesie che Luigi Natoli inserì nel trattato "Musa siciliana". 
In Appendice  tante poesie di Giovanni Meli con testo italiano a fronte a cura di Francesco Zaffuto.
Il volume di 730 pagine al prezzo di € 25,00 –
può essere richiesto alla casa editrice  al prezzo scontato di € 21,30

Qui di seguito la Prefazione al libro "L'Abate Meli" di Francesco Zaffuto

La scelta di inserire in un solo volume il romanzo di Luigi Natoli “L’Abate Meli” e il saggio critico di Natoli su Giovanni Meli permette di prendere visione di due opere che si completano a vicenda. 
 La cultura distratta e di moda del secondo Novecento non ha saputo riconoscere il patrimonio letterario lasciato da Natoli ed ha dimenticato uno dei più grandi poeti della letteratura italiana, relegandolo al ruolo di poeta dialettale. Meli viene conosciuto per qualche aneddoto mal raccontato, per qualche poesia che simpaticamente si recita per il tono allusivo,  e per l’essere il poeta dell’Arcadia (un  mondo poetico considerato ormai lontanissimo). 
 La scelta di Meli di operare in siciliano è simile, per molti aspetti, a quella fatta da Gioacchino Belli con il romanesco. Il Belli costruì un monumento al popolo romano e si servì del romanesco per mettere in bocca al popolo un buon senso in cui si specchiava la ragione illuminista. Per Meli la scelta di scrivere in siciliano fu una liberazione dal convenzionalismo accademico, un ritorno alla freschezza dell’impressione e dell’espressione; a volte parlano personaggi mitologici, a volte gli animali, a volte lo stesso Poeta, ma il linguaggio ritimico del suo siciliano è scelto per evidenziare  la schiettezza della ragione illuminista. La stessa scelta fu operata in Lombardia da Carlo Porta (1775-1821) che visse in un periodo storico vicino a quello del poeta siciliano.

  Il romanzo di Natoli  “L’Abate Meli”  venne pubblicato a puntate dal Giornale di Sicilia a partire dal  16 settembre 1929 e questa edizione dei Buoni Cugini Editori fa  riferimento ai testi originali di quella pubblicazione. 
 Non è un romanzo biografico sul poeta siciliano,  è un particolare intreccio narrativo per evidenziare la poetica e la filosofia del Meli.  Il romanzo scorre su due binari: quello di un’ intricata vicenda avventurosa e amorosa dove i buoni sono perseguitati ingiustamente; e quello della vita del poeta Giovanni Meli che interviene in aiuto solidale per dovere e simpatia. Il Meli è il protagonista indiretto,  interviene con la sua fama, con le sue poesie e con i pochi denari a sua disposizione in aiuto di individui che sarebbero travolti dagli eventi. Alcuni episodi documentati della vita di Meli, come: la sorella pazza, il furto subito, le sue ristrettezze economiche, vengono intrecciate con le altre vicende del romanzo.
 Nella costruzione del romanzo Natoli mantiene una netta dicotomia tra il male e il bene come se fossero due entità mitologiche che si confrontano: da una parte Don Bartolo che riassume tutto l’assurdo del male capace di generarsi nella specie, che si caratterizza per l’attaccamento al denaro, vive nella falsa coscienza dell’onore, con ottusità,  senza pensiero, con eccessi di ira, ed arriva fino al delitto; dall’altra parte il Meli che si caratterizza per l’empatia, la gratuità,  che si rivolge al pensiero e alla ragione, e vuole coniugare il dovere con l’amore.  Meli è l’astro dell’illuminismo in Sicilia, mentre scorre la barbarie della storia,  un astro povero, armato solo dei suoi versi. 
 Spesso Natoli nel suo romanzo, all’interno delle vicende,  cita le poesie del Meli che diventano il filo conduttore in diversi momenti narrativi, e la poesia che esprime il profilo etico del poeta è la Pace.   Il senso della pace che percorre Meli non può prescindere dal senso della giustizia ed è un tutt’uno con questa.
 Meli non fu mai ricco e spesso le difficoltà lo costrinsero, come Giuseppe Parini, a bussare alla porta dei potenti;  Natoli lo descrive in questo bussare ai potenti anche per aiutare gli altri. Usa la sua poesia per penetrare nel cuore degli uomini e conoscendo il cuore delle donne,  come terreno più adatto ai sentimenti,  non manca di dedicare versi alla bellezza e al cuore di una dama  per cercare un aiuto per i suoi protetti.
 Natoli  nel romanzo ci presenta l’Abate Meli a 50 anni: vestito sempre con l’abito scuro di religioso, ma in realtà poeta,  scienziato e medico; soprattutto poeta.
 Sul titolo di Abate di Meli,  Natoli nel secondo capitolo così narra: “Vestiva di nero, alla guisa degli abati ed infatti lo chiamavano “l’abate Meli”. Ma non lo era, anzi non era neppure chierico, né aveva i quattro ordini e la tonsura, che prese l’ultimo anno della sua vita per ottenere l’abazia che non ottenne. Era semplicemente il “dottor Meli”, e si vestiva da abate per avere libero accesso nei monasteri …” . Da questo passo si desume che  Natoli, nel suo romanzo del 1929, continua a sposare la tesi biografica di A. Gallo che affermava che il poeta prese gli ordini nell’ultimo anno di vita.  Tesi confutata dalla ricerca storica di Edoardo Alfano che, con il suo  studio pubblicato nel 1914, dimostrava la totale assenza di menzione sulla presa degli ordini di Meli nei i documenti degli archivi della chiesa palermitana.
 Certo fu lo stesso Meli che affermò in un suo memoriale poetico  di aver preso gli ordini; nel settembre del 1815 inviò al duca d’Ascoli il memoriale affinché lo presentasse al Re per perorare l’affidamento di un’abazia in Palermo. In questo memoriale in versi intitolato “Siri” si possono leggere questi versi:
…..Prezzi e bisogni criscinu, e mancanti
Su l’introiti, e addossu nun si trova
Chi lu vacanti titulu d’abbati,
      Chi impignari ‘un po’ pi pani e ova,
Si supra na cummenna la bontà
Di Vostra Maestà non ci lu nchiova.
       Iddu è già preti chiù di la mità:
La tunsura e quatt’ordini ingastati
Dintra di l’arma si li trova già.  ….
(Prezzi e bisogni crescono, e mancanti/ sono gli introiti, e addosso non si trova/che il vuoto titolo d’abbate/ che non può utilizzare per il pane e le uova, / se sopra una commenda la bontà / di Vostra Maestà non ce l’appende. /Lui è già prete per più della metà: / la tonsura e quattro ordini incastonati/dentro nell’anima se li trova già.
 G.A. Cesareo, nella sua biografia su Meli (1924 “La vita e l’arte di Giovanni Meli”), parla di “bugiola” diffusa dallo stesso poeta e così la spiega: “Certo, la nomina non sarebbe stata improvvisa; qualche sentore n’avrebbe egli avuto anche prima: se fosse necessario, sarebbe sempre stato in tempo per mettersi in regola. Ma prendere gli ordini sacri quando ancora non aveva alcuna fondata speranza di conseguire il suo intento, e mentre tutti in Palermo riconoscevano che viveva in concubinato con una vedova dalla quale aveva avuto figlioli, gli doveva saper male. E non lo fece. …”
 Non sappiamo perché Natoli, scrittore e storico attento, preferisce parlare di  voti presi l’ultimo anno della sua vita, mantenendo la tesi del Gallo, comunque sono fatti successivi al periodo di tempo narrato nel romanzo e Natoli ben descrive un Meli sensibile al fascino femminile e alle pulsioni della vita. La “cicala” Meli non rinunciò alla vita e a tutti gli aspetti della sua bellezza, volle vivere e poetare, nella sobrietà, nella pace e nella giustizia;  e se Meli dice che  “dintra di l’arma” (dentro la sua anima) è Abate, non dice una bugia, se si considera il suo rigore morale e il profondo senso di cristianità che è riuscito a legare con il suo pensiero illuminista.
  Meli  portò quel modesto abito scuro che era comune ai medici e agli abati, esercitò la sua attività di medico per 5 anni  a Cinisi in provincia di Palermo (e forse quell’appellativo di Abate iniziarono a darglielo in quel paese);   a Palermo continuò a portare quell’abito scuro e modesto che lo distingueva dagli uomini della sua epoca (fine settecento) che si ornavano di parrucche,  merletti e calze di seta; Natoli nel descriverlo in una sala di nobili, avvolto nel suo abito scuro,  dice che pareva un calabrone in mezzo a tanti fiori; nello spettro dei colori rovesciato della coscienza Meli diventava il fiore più luminoso in mezzo a tante ombre.
  Lo Studio critico dedicato a Giovanni Meli, pubblicato nel 1883, Natoli lo scrisse quando aveva appena 26 anni.  Studio prezioso per la conoscenza delle opere e per l’attenta documentazione, può essere utile a chi non conosce il poeta siciliano e anche a chi lo conosce in profondità. E’ uno studio condotto a tutto campo, che va dalle opere maggiori fino agli inediti e alle lettere del Meli. Presenta il grande poeta siciliano nella sua centralità filosofica e letteraria e lo libera dal luogo comune di solo rappresentante dell’Arcadia, prendendo le distanze anche da esponenti della critica letteraria del calibro di De Sanctis.
 Meli fu arcade se si guarda al suo repertorio metrico, ai riferimenti alla tradizione classica,  allo sfondo agreste delle sue liriche;  ma per lo spirito  e per la sua impronta morale e filosofica fu un poeta ben più complesso. Natoli dimostra questa complessità  evidenziando l’opera  “L’Origini di lu munnu”, dove la dissertazione di Meli spazia su tutte le teorie filosofiche.
 Nell’esaminare la “Bucolica” Natoli  coglie che in Meli  “il centro è l’amore delle cose che scherza nella varietà, ne l’incostanza, nel disordine; e in quell’armonia dilettosa, che egli il poeta, formavasi nel suo cervello, nel sentirsi concorde ed uno con la natura”.
Colloca il Meli nel suo periodo storico;  Meli visse a Palermo in anni in cui si sentivano arrivare da lontano gli echi della Rivoluzione francese e  dopo quelli delle campagne napoleoniche, non fu investito direttamente da quegli eventi, inveì dalla lontana Sicilia contro gli eccessi della Rivoluzione francese e contro le sanguinose campagne napoleoniche; predicò la pace e prese il meglio di quell’epoca, il pensiero illuminista.
Nella parte finale del suo saggio Natoli cita la lettera di Meli al barone Refhuens dove parla delle sue aspirazioni di vita, del suo rapporto con la poesia, delle sue disgrazie, delle sue amarezze, del suo rigore: “nonostante, mercé di un parco vivere ho tirato avanti decorosamente, senza aver contratto mai un soldo di debito, e senza avere obbligo ad anima vivente della mia tenue sussistenza, salvo alle mie fatiche …”
 Oltre allo Studio critico e al romanzo, Natoli dedica un ampio spazio a Giovanni Meli nel suo trattato sulla poesia siciliana  “Musa siciliana”, e per fare conoscere il poeta lo presenta con un insieme di poesie che caratterizzano tutte le sue espressioni poetiche: dalle Favole Morali alle Odi, dalle Elegie alla Bucolica, dagli Epigrammi ai Sonetti dedicati alla vita di Palermo,  aggiungendo stralci del Ditirammo e del Don Chisciotte. In questo volume sono state riprodotte in appendice tutte le poesie che Natoli scelse e inserì ne la “Musa siciliana”.
 Il Saggio critico, il romanzo “L’Abate Meli” e il  trattato “Musa siciliana”,  dimostrano come Natoli considerasse Meli  un grande poeta, filosofo e maestro di vita;  e questa poderosa pubblicazione, grazie a  I Buoni Cugini Editori,   può contribuire alla riscoperta di  un narratore e di un poeta che dovrebbero essere meglio conosciuti in tutta l’Italia e anche nella loro Sicilia.
04/06/2015  Francesco Zaffuto 


In occasione del bicentenario di Giovanni Meli 1815 – 2015 - In un solo volume:
 il romanzo "L'Abate Meli" di Luigi Natoli
tutte le poesie che Luigi Natoli inserì nel trattato "Musa siciliana". 
E in Appendice  tante poesie di Giovanni Meli con testo italiano a fronte a cura di Francesco Zaffuto. 
Il volume di 730 pagine al prezzo di € 25,00 –  può essere richiesto alla casa editrice 




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