sabato 21 aprile 2018

Lu tempiu di la fortuna





Lu tempiu di la fortuna
è una delle lunghe poesie di Giovanni Meli che lo stesso poeta volle inserire tra le satire per il suo linguaggio forte e sferzante.
In tante poesie il Meli si sofferma sul capriccioso posarsi della fortuna per premiare inetti e avidi, mentre il merito e la fatica umana vengono spesso privati di un giusto riconoscimento.



Lu tempiu di la fortuna                                      Il tempio della fortuna

Era la notti e luceva la luna,                                 Era la notte e luceva la luna,
Quannu ntisi na vuci a la strasatta :                   quando udii una voce  insapettatamente
“Guarda, chiddu è lu tempiu di fortuna            “Guarda, quello è il tempio della fortuna

Vidi ddi genti misi a la rigatta,                               Vedi quelle genti messi a gara,
Chi vannu pri un caminu disastrusu,                    che vanno per un cammino  disastroso
Unni appena ci rampica na gatta ?                       dove appena ci si arrampica una gatta?

Su chiddi chi cu cori generusu                                 Sono quelli che con cuore generoso
Cridinu a forza di fatiga e stentu,                           credono che a forza di fatica e stenti,
Cu lu meritu so fari pirtusu.                                    con il loro merito possono bucare . (1)

Ma è difficili tantu stu cimentu,                             Ma è difficile tanto questo cimento,
Chi cui ci prova ci appizza lu strazzu,                     che chi ci prova  ci perde la vita,  (2)
O zappa all'acqua e simina a lu ventu.                  o zappa all’acqua e semina al vento. (2bis)

Ora un legali ci pigghia un stramazzu,                     Ora un avvocato ci piglia una caduta,
Ora cadi un filosofu e sturdisci;                                 ora cade un filosofo e stordisce;
Ora un poeta si sdillòca un vrazzu.                           ora un poeta si sloga un braccio.

Non ostanti, la chiurma sempri crisci,                  Nonostante, la ciurma sempre cresce,
E per unu chi cadi, nàutri centu                             e per uno che cade, altri cento
Vannu sciamannu pri li mura lisci.                         vanno sciamando per i muri lisci. (3)

Ma tutti indarnu perdinu  lu stentu,                       Ma tutti invano perdono la fatica,
Chi c'è un muru di brunzu accussì forti,                 perché c’è un muro di bronzo così forte,
Chi un s'apri, chi pri via d'incantamentu,              che non s’apre, che per via d’incantesimo.

Ed è : si un beccu cu li corna torti                           E così è :  se un beccu con le corna ritorte
Truzza  un pilastru, o un asinu quacìja,                 colpisce un pilastro, o un asino calcitra,
Cala lu ponti e s'aprinu li porti;                               cala il ponte e si aprono le porte;

Nèscinu ad incontrarli pri la via                             escono a incontrarli per la via
Quattru dunzelli cu li vrazza aperti,                      quattro donzelle con le braccia aperte,              
Facènnuci gran festa ed alligria;                            facendo a loro gran festa ed allegria;

La prima è donna Cabala, e cuverti                       la prima è donna Cabala, e  coperte
Teni sutta lu mantu li ghiummina,                        sotto il manto i ghiummini, (4)
Chi intriccia cu li so jidita esperti.                         che intreccia con le sue dita esperte.

L'àutra si chiama Frodi, è na damina                    L’altra si chiama Frode, è una damina
Saggia,  mudesta e tutta rispittusa,                      saggia, modesta e tutta rispettosa
Ma joca suttamanu na virrina.                              ma gioca di nascosto un punteruolo. (5)

La terza è la crudili e sanguinusa                       La terza è la crudele e sanguinosa
Ippocrisia, chi dici avirmarìi                                 Ipocrisia, che dice avemarie
Cu coddu tortu e cu cera picchiusa.                 Con il collo storto e con cera piagnucolosa.

La quarta è tutta modi e mmittarii                         La quarta è tutta modi e vezzi
Madamusella l'Adulazioni,                                       madamigella l’Adulazione
Chi muta sempri divisi e livrii,                                  che cambia sempre divise e livree,

Porta cun idda na pruvisioni                                    porta con se una provisione
Di viltati e spurcizii, e quannu occurri                    di viltà e sporcizie, e quando occorre
Li simìna e raccogghi cosi boni.                               li semina e raccoglie cose buone;

‘Mmenzu di chisti arrivanu a na turri,                   in mezzo  a queste arrivano a una torre, (6)
Sonanu un cornu, ed eccu leggiu e spicciu           suonano un corno, ed ecco leggero e veloce    
Un fraschittuni  a tuttu ciatu curri.                      un giovanetto a perdifiato accorre.

Chistu veni chiamatu lu Capricciu,                       Questo viene chiamato il Capriccio,
Nun avi menti né  liggi né  fidi,                              non ha cervello né legge né fede,
Ma è spusu di la Sorti stu schimicciu;                ma è sposo della Sorte questo arrogantello;

In chi l'ai pri la testa, in chi lu vidi                                ora l’hai per la testa, ora lo vedi
Sbutatu pri la cuda, in chi si allagna,                          voltato per la coda, ora è arrogante,
In chi t'ammutta,  in chi ti abbrazza e ridi,                ora ti spinge, ora ti abbraccia e ride,

Nun avi dirittu, è comu la lasagna,                              non sta dritto, è come una lasagna,
E ci aviti a concediri pri forza,                                      e gli dovete concedere per forza,
Chi l'acqua asciuca e chi lu suli vagna.                     che l’acqua asciuga e che il sole bagna (7)

‘Mmatula  Euclidi a pruvari si sforza                            Invano Euclide a provare si sforza
Chi tutti l'anguli avi aviri uguali                                     che tutti gli angoli deve avere uguali
Ogni triangulu a dui retti a forza.                                  ogni triangolo su due rette  per forza.
                                                             
‘Ntra sti paisi la ragiuni 'un vali,                                   In questi paesi la ragione non vale,
E supra tuttu è contrabbannu granni                         e soprattutto è contrabbando grande
‘Na muddichedda minima di sali.                                una briciola minima di sale.

Pirchì si su squadati  chi a sti banni                     Si sono insospettiti  perché a queste contrade
Spissu ci porta la necessitati                                      spesso ci porta per necessità
Genti di garbu, finti varvajanni,                                 gente di garbo, finti barbagianni, (8)

Si ni vinìanu un tempu mascherati                            se ne venivano un tempo mascherati,
Di cabala, di frodi, o ippocrisia,                                 di cabala, di frode, o ipocrisia,
Pr'essiri ammissi tra li dignitati.                                per essere ammessi tra i dignitari.

Ora l'occhi su’  aperti e 'un si trizzia,                        Ora gli occhi sono aperti e non si scherza,
Ma si ci fa un sterliniu  rigurusu                                     ma si fa un esame rigoroso
A cu s'accogghi ntra la frusteria.                                    a chi si accoglie nella foresteria.

Pirchì sannu chi l'omu gererusu                                     Perché sanno che l’uomo generoso
Nun reggi a longu tra l'avvilimentu,                              non regge a lungo tra gli avvilimenti,
Comu lu sceccu ch'è pacinziusu,                                    come l’asino che è paziente,

Perciò misi in gurgiolu  ed a cimentu,                       perciò messi in crogiuolo e a cimento
Su cunzignati a lu Capricciu, ed iddu                         sono consegnati al Capriccio, e lui
Nun li fa stari mancu un'ura abbentu.                       non li fa stare manco un’ora  in riposo.

Ci sàuta a la gruppa, comu un griddu ;                       Gli salta in groppa, come un grillo
Di poi ci metti un gran sirviziali                                   dopo ci fa un clistere
D'acqua annivata, jissu e focu friddu.                        di acqua gelata, gesso e fuoco infernale

E pri pruvari si su’  veri armali,                                    E per provare se sono veri animali
Ci carrica la varda sinu in testa,                                  gli carica il basto sino alla testa,
E poi li caccia a corpa di vracali.                                  e poi gli infila a colpi le brachiere (9)

Finalmenti cu pompa manifesta                              Finalmente in pompa manifesta
Ci appènninu a don Cicciu tra la gula,                   gli appendono  a Don Ciccio per  la gola (10)
Jènnuli cunnucennu in gioia e festa.                     andandoli conducendo in gioia e in festa.

Chistu è lu tempu in cui l'oru si cula,                       Questo è il tempo in cui l’oro si cola,
Cusì ntra stu paisi si fa prova                                     così in questo paese si fa prova
Di un veru beccu e di un figghiu di mula.                di un vero caprone e di un figlio di mula.

Doppu ch'ànnu suffertu e tacci  e chiova              Dopo che hanno sofferto per chiodi (11)
E càuci e sputazzati e timpuluni                              e calci e sputi e schiaffoni
Trasinu poi ntra na superba arcova.                       entrano poi in una superba alcova.


Riluci tutta di insigni e bastuni,                               Riluce tutta di insegne e scettri,
Di toghi e mitri e laurei dutturali,                           di toghe e mitrie e lauree dottorali,
D'oru di gemmi e dinari abbuluni.                          d’oro di gemme e denari a volontà.

Si ci mettinu dda dui para d'ali :                                Si ci mettono là due paia d’ali:
Portentu chi lu fa la sula Sorti                                   portento che lo fa solo la Sorti 
Di sollevari sta razza d'armali.                                   di sollevari sta razza d’animali.

C'è abbreviata supra di li porti                                  C’è abbreviata sopra delle porte
A littri d'oru un grandi li S… ed un T…                     a lettere d’oro una grande S ed un T
Chi vennu interpretati di sta sorti:                        che vengono intrerpretati in questo modo:

Sceccu in vulgari si dici Sté -  Sté,                               asino in volgare si dice Sté – Sté,
Termini chi dinota nubiltà,                                          termine che denota nobiltà,
Veni da lu spagnolu Ombres Osté.                            Viene dallo spagnolo Ombres Ostè. (12)

In effettu cui  metti un pedi cca,                                In effetti chi mette il piede qua,
Fussi poviru, vili e miserabili,                                     fosse povero, vile e miserabile,
Riccu di bottu e nobili si fa.                                        ricco di botto e nobile si fa

Anzi, (oh purtentu, ed oh cosa ammirabili!),          Anzi, (oh portento e cosa ammirabile!)
Subitu chi cca trasi un Ciucciu o un Beccu           subito chi qua entra un Ciuccio o un Caprone
Diventa sapienti e rispettabili.                                   diventa sapiente e rispettabile

Nun c'è omu dottu, a cui nun metta peccu        Non c’e uomo dotto, a cui non metta difetto
Ma supra tuttu pri li soi disigni                                ma soprattutto per i suoi disegni
Mitati è Pappagaddu e mità Sceccu.                      per metà è Pappagallo e metà Asino.

La sorti intantu affirrata a li grigni                          La sorte intanto attaccata alle criniere
Di sti besti, chi su lu so consolu,                             di queste bestie, che sono la sua consolazione,
Tra un lettu di ingiustizij e cosi indigni,                  in un letto di ingiustizie e cose indegne
Cu li scecchi si sta ntra lu linzolu.“                     con gli asini se ne sta dentro il lenzuolo."

1 fari pirtusu – modo di dire per:  fare un buco –  bucare – fare fortuna.
2 appizza lu strazzu – perdere lo straccio – perdere la pelle – perdere la vita.  2bis zappa all'acqua e simina a lu ventu – zappare nell’acqua e seminare nel vento – e un modo di dire siciliano di darsi da fare inutilmente – anche contro le forze del fato.
3 Vannu sciamannu – andare a sciame come gli insetti.
4 ghiummina – it. ghiummini - legnetti usati per  lavorare fili e intrecciare cordicelle
5 suttamanu na virrina – nascosta e a portata di mano un punteruolo o succhiello per servirsene all’occorrenza.
6 ‘Mmenzu di chisti – in mezzo alle quattro donzelle il Becco e l’Asino arrivano alla torre.
7 Chi l'acqua asciuca e chi lu suli vagna – dire che l’acqua asciuga e che il sole bagna è un modo di dire per affermare l’assurdo e per assecondare i testardi e gli arroganti.
8 Genti di garbu, finti varvajanni, - gente perbene sono costretti per necessità a fingersi barbagianni per incontrare un po’ di fortuna, fingono di credere nella cabala si piegano alla corruzione e all’ipocrisia.
9 vracali = brachiere-  fasciature di ferro o di cuoio per sostenere gli intestini. Per provare che sono animali la gente di garbo viene sottoposta a sevizie.
10 Ci appènninu a don Cicciu tra la gula – per gogna e scherno  gli appendono sul collo un’opera  satirica, il riferimento  di Meli è alla “Cicceide” di Giovanni Francesco Lazzarelli opera satirica in 410 sonetti  del 1600 http://it.wikipedia.org/wiki/Cicceide
11 tacci  e chiova;  taccia = bulletta = chiodo corto a capocchia larga; chiova sta per chiodi.
12 Meli  gioca con i suoni S e T, fino al suono di Stè usato per richiamare l’asino e poi passa per gioco a un presunto spagnolismo di  Ombres Ostè – richiamando il suono di  hombres  usted – uomini voi .


La traduzione in italiano e le note qui riportate sono a cura di Francesco Zaffuto
L'immagine è un'antica foto del Tempio romano di Palestrina dedicato alla Dea Fortuna.

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