martedì 6 luglio 2021

La Bucolica - L'Invernu - Idillio X - La Villa Favurita

 

Giovanni Meli

La Bucolica

L'Invernu

La Villa Favurita

di S.R.M.

Firdinannu III

Re di li Dui Sicilii


LA BUCOLICA di G. Meli INDICE PARTI

Questo Idillio non può essere visto come una dedica della Bucolica a sua maestà Re Ferdinando III Re delle due Scilie – che si stabilì a Palermo dopo la sua fuga da Napoli. Meli conobbe il Re Ferdinando ed ebbe modo di incontrarlo più volte, ed apprezzava molto l’interesse che i sovrano manifestava per la cura degli armenti.  

 Il Poeta Giovanni Meli odiava le adulazioni, anche se non si sottrasse a dedicare poesie a personaggi illustri del suo tempo;  c’era però  sempre una motivazione più forte e più elevata; e nel caso di questo Idillio la motivazione è ben chiara: Meli ama la Pace e  vede in Ferdinando il Re che preserva la Sicilia dalla Guerra; e vuole nel contempo indicare a Ferdinando la vocazione della Sicilia come Terra destinata all’Agricoltura e alla trasformazione dei prodotti agricoli; riprende in questo idillio i temi già trattati nell’Egloga – Munti Erei e nell’Idillio intitolato a Teocrito. 

IDILIU X

 

La Villa Favurita

DI

S. R. M.

FIRDINANNU III

RE DI LI DUI SICILII (1)

 

Siciliani Musi, ora chi agghiorna,                     Siciliane Muse, ora che fa giorno,

E l'ariu abbunazzatu,  e risulenti                     e l’aria di bonaccia risplendente

Ci fa spirari chiù felici jorna,                             ci fa sperare più felici giorni,

 

Animati l'armonic’istrumenti,                          animate gli armonici strumenti,

Giacchi lu sonu di la mia sampugna                giacchè il suono della mia zampogna

Scurri sulu tra pecuri, ed armenti.                   scorre solo tra pecore, ed armenti.

 

Puru la manu, chi lu scettru impugna             Eppure la mano, che lo scettro impugna

Non isdegna canciarlu tra cert'uri  (2)            non sdegna  cangiarlo in certe ore

Cu rozza virga, ed a li mandr’incugna.            con rozza verga,  e alle mandrie si avvicina.

 

Apollu, tu ch'un tempu da pasturi                  Apollo, tu ch’un tempo da pastore

Jisti di lu Re Admetu pasculannu  (3)              sei andato dal Re Admeto pascolando

Li vacchi tra li Tessali chianuri,                         le vacche tre le Tessaglie pianure,

 

Veni a guardarli in oggi a Firdinannu,             vieni a guardarle oggi a Ferdinando,

Ch'avrai tra macchi ruvidi, e sarvaggi             che avrai tra macchie ruvide, e selvagge

Scannatu un lupu in sagrifiziu ogn'annu.        Scannato un lupo in sacrificio ogn’anno,

 

Ti avvertu : incuntrirai tra sti villaggi              Ti avverto: incontrerai tra questi villaggi

Dafni chiù belli, e nobili,  e gentili  (4)             Dafnì più belli, e nobili, e gentili

Ma non menu di chidda onesti e saggi.          ma non meno di quelli onesti e saggi.

 

La riali famigghia 'un avi a vili     (5)                  La reale famiglia non disprezza

Di Cereri,  di Augea,  di Tritolemu,  (6)            di Cerere, di Augea, di Trittolemo,

E di li primi età lu saggiu stili:                            e delle prime età il saggio stile:

 

Cu l'innoccenza a latu nui videmu                   con l’innocenza accanto noi vediamo

L'eccelsi Ninfi ‘ntra li virdi prati,                       l’eccelse Ninfe tra i verdi prati,

E appena all'occhi proprii cridemu.                 E appena aglio occhi propri crediamo.

 

Oh Apollu, tu pri mia scoti l'aurati                Oh Apollo, tu per me scuoti le dorate

Cordi di la tua lira, è di tia dignu                    corde della tua lira, è di te degno

Lu tema chi ti dà la nostra etati,                    il tema che tidà la nostra etade.

 

Lu Re, lu patri nostru a tia cunzignu,              Il Re, il padre nostro a te consegno,

Dà a lu to cantu tanti graziì e preggi,             dai al tuo canto tante grazie e pregi,

Quant'è lu cori sò giustu e benignu;               quanto è il cuore suo giusto e benigno;

 

Pri cui l’Eternu, chi lu tuttu reggi,                 per cui l’Eterno, che il tutto regge,

Salvu da lu flagellu universali                         salvo dal flagello universale

Ccà tra nui lu cunzerva e lu proteggi,           qui tra noi lo conservi e lo protegga,

 

Sinu chi lu gran mostru colossali (7)              sino a che il gran mostro colossale

(Natu da sceleraggini e rapini,                       (nato da scellerataggine e rapine,

Cabali, intrichi, straggi e immenzi mali,       cabale, intrighi, stragi e immensi mali,

 

Crisciutu tra saccheggi,  e tra ruini               cresciuto tra saccheggi, e tra rovine

Di l'arsi Tempj,  e ruvinati Troni,                  degli arsi Tempii, e rovinati Troni,

Tra orruri ed empietati)  avirrà fini.             tra orrori ed empietà) avrà fine.

 

Lu celu già lu fulmina, ed opponi                 Il cielo già lo fulmina, ed oppone,

La Gran Brittagna a cechi soi fidanzi,          la Gran Bretagna alla cieca sua fiducia,

E la sfrinata propria ambizioni.  (8)             e la sfrenata propria ambizione.

 

Ma la sampugna mia li conzonanzi              Ma la zampogna mia le consonanze

Nun à proporzionati a lu suggettu,  (9)       non ha proporzionate al soggetto,

Supplisci Apollu, tu li mei mancanzi,            supplisci Apollo, tu le mie mancanze,

 

Ch'eu ritornu a li campi, a lu ricettu             che io ritorno ai campi, al ricetto

Di l'armenti reali, e in praterii                       degli armenti reali, e in praterie

Pasciu la vista e l'alma di dilettu.                  pascolo la vista e l’anima di diletto.

 

Tra grassi mandri, eu trovu, e in massarii        Tra grasse mandrie, io trovo,  e in masserie,

L'amica Paci a Firdinannu allatu. (10)                l’amica Pace a Ferdinando accanto.

Chi a la discordia ria, chiusi li vii.                       Che alla rea discordia chiuse le vie.

 

Indarnu chista sùrfari  à ghittatu.                   Invano questa fiammiferi ha buttato.

Tutti li sfurzi soi muntanu a zeru,                  Tutti i suoi sforzi montano a zero,

Focu di pagghia è subitu astutatu.                 Fuoco di paglia è subito spento.

 

Ed eccu mentri brucia l'emisferu                   Ed ecco mentre brucia l’emisfero

Tra li guerri, li straggi e li rapini,                     tra le guerre, le stragi, le rapine,

Ccà la Paci à fissatu lu so imperu.                  qui la Pace ha fissato il suo impero.

 

In traccia d'idda, vennu a sti confini             In traccia d’ella, cengono a questi confini

Li boscarecci Dei quasi vulannu:                    gli Dei del bosco quasi volando:

Fauni, Silvani e Ninfi senza fini.                     Fauni, Silvani e Ninfe senza fine.

 

Li setti canni armonici sunannu                      Le sette canne armoniche suonando

Lu capri-pedu Pani a manu junti                     il capro-piede Pan a mani giunte

Godi lu novu Gianu cuntimplannu. (11)        gode il nuovo Giano contemplando.

 

Li grassi vacchi coprinu li munti                      Le grasse vacche coprono i monti

D'immenza tagghia e di biddizza summa       d’immensa taglia e di bellezza somma

Da l'àuti schini a li lunati frunti,                       dall’alte schiene alle lunate fronti.

 

Da Capu Gaddu eccu una guardia assumma, (12)     Da Capo Gallo ecco una guardia somma,

Nàutra e pò nàutra affaccia da Munneddu,                un’altra e poi un’altra affaccia da Mondello,

Di muggiti ogni vàusu rimbumma.                                di muggiti ogni balza rimbomba.

 

Àutri a la mandra su cu lu viteddu,                    Altre alla mandria sono con il vitello,

Àutri pròinu già li minni chini                             altre porgono gia le mammelle piene

A li pasturi misi a cuncumeddu, (13)                 ai pastori messi coccoloni,

 

Li zammatari  dintra di li tini                             I formaggiai dentro i tini

Raccogghinu lu latti, chi si munci                    raccolgono il latte, che si munge

Cuverti di puliti, e bianchi lini.                          coperti di puliti, e biamchi lini.

 

Cui quadari arrimina, nàutru junci                Chi caldaie mescola, un altro aggiunge

Pabulu novu a la ciamma di sutta:                alimento nuovo alla fiamma di sotto;

Cui li provuli appenni pri li funci. (14)           chi provole appende per la testa.

 

Cussì si vidi sempri in motu tutta                  Come si vede sempre in moto

La famigghia di l'api, a la prisenza (15)         la famiglia delle api, alla presenza

Di la rigina ‘ntra un fasceddu o grutta:         della regina in un alveare o grotta,

 

Cui fabbrica li vrischi, cui dispenza                 chi fabbrica le celle, chi dispenza

La raccugghiuta cira, cui deponi                    la raccolta cera, chi depone

Lu meli tra li nicchi unni condenza.               Il miele in nicchie ove condenza.

 

Cui fa la guardia attornu, cui si esponi          Chi fa la guardia attorno, chi si espone

A sgravari lu pisu a li chiù stanchi,                a sgravare il peso ai più stanchi,

E tutti fann'un corpu in azioni.                       e tutti fanno un corpo in azione.

 

Tali avanti a lu Re tra li soi vanchi               Tale davanti al Re tra i loro banchi

L'operari chiù celebri ed esperti                  gli opratori più celebri ed esperti

Lavuranu li caci,  e tumi bianchi;                  lavorano i caci, e tume bianche;

 

Tentannu sempri l'utili scuverti                  tentando sempre utili scoperte

Pri lu produttu rènniri migghiuri,               per il prodotto rendere migliore,

E già li provi su custanti e certi.                 e già le prove sono costanti e certe.

 

Porta un caciu di Lodi lu sapuri (16)          Porta un cacio di Lodi il sapore

Cu l'occhi lagrimanti a dda firita,               con occhi lagrimanti per il grasso,

Nàutru a Piacenza ci farria un onuri.        un altro a Piacenza ci farei un onore.

 

Cussi tra brevi vidiremu unita                     Così a breve vedremo unita

L'arti cu la natura, ed a rigatta                     l’arte con la natura, ed a gara

Fari a cui putrà chiù l'opra compita.          fare a chi potrà più l’opera compiuta.

 

Li rigali di Palla àutru si adatta (17)             La regale di Pallade altro si adatta

A rènniri chiù scarrichi e chiù boni,            per rendere più saporiti e più buoni,

E già chiddi di Lucca o vinci o appatta.       e già quelli di Lucca o vince o pareggia.

 

C'è cui di Baccu modera e componi            C’è chi di Bacco modera e compone

L'indomita superbia, e già lu renni             l’indomita superbia, e già lo rende

Trattabili cu dami e cu matroni.  (18)         trattabile per dame e matrone.

 

Cui di Pomona chiù l'imperiu estenni , (19)     Chi di Pomona più l’impero estende,

E lu ramu, chi all'àutru si marita                         e il ramo, che all’altro si sposa

Vidi li non soi frutti e sì sorprenni. (20)              vede i suoi non frutti e si sorprende.

 

L'industria, chi da nui s'era sbandita            L’industria, che da noi era sbandata

Pri la fertilità, e l'avvilimentu,                       per lo sviluppo, e l’avvilimento,

Ora si accosta pirchì un Re la invita.            ora si accosta perché un Re la invita.

 

Sicilia mia, ravviva lu talentu, (21)                Sicilia mia, ravviva il talento 

Ricordati li tempi di Geruni, (22)                  ricordati i tempi di Gelone,

Ch'eri mustrata a tutti pri purtentu.            quand’eri mostrata a tutti per portento.

 

Si nun ti à scossu ancora lu comuni            Se non ti ha scosso ancora il comune

Vantaggiu, né  la gloria, ti scota                   vantaggio, né la gloria, ti scuota

Ora l'esempiu di lu to patruni,                     ora l’esempio del tuo padrone.

 

Apri l'occhi, risbigghiati ‘na vota                 Apri gli occhi, risvegliati una volta

Vidi li campi inculti, abbandunati,              vedi i compi incolti, abbandonati,

Chi scurriri si ponnu a brigghia sciota.       che scorrere si possono a briglia sciolta.

 

Vidi li munti in testa scalvarati,                    Vedi i monti con le teste calve,

Mentri vai mendicannu e ligna e travi         mentre vai mendicando legna e travi

Da li luntani ed esteri cuntrati.                     dalle lontane estere contrade.

 

Tu chi un tempu l'Italia abbunnavi                Tu che un tempo abbondavi

Di frumentu e ligumi, ed ora a stentu           di frumento e legumi, ed ora a stento

L'abitaturi pri l'abbastu n'àvi?                        l’abitante per la necessità ne ha?

 

E tu pensi a li pompi, all'ornamentu,            E tu pensi alle pompe, agli ornamenti,

A carrozzi ed a modi ! E nun avverti            a carrozze e a mode! E non avverti

Chi la terra è lu to primu elementu ?          che la terra è il tuo primo elemento?

 

Forsi ài sostituiti àutri scuverti                   Forse hai sostituito altre scoperte

O di commerciu o di mani fatturi,              o di commercio o di manifatture,

Assai chiù di la terra utili e certi?                molto più della terra utili e certe?

 

Ma duvi di la Patria l'amuri                                Ma dove della Patria l’amore

Mi à traspurtatu ! Oh Musa chiudi l'ali             mi ha trasportato! Oh Musa chiudi le ali

Chi a la Cità mi chiamanu li curi;                       che la città mi chiama le cure;

 

In idda mi à ‘nchiuvatu lu fatali                        in essa mi ha inchiodato il fatale

Distinu. Ah va sampugna, tra ‘na gnuni          destino. Ah vai zampogna, tra un angolo

Giacchi la sorti, ohimè, ni tratta mali.            giacché la sorte, ohimè, ci tratta male.

 

Dura nicissità, chi nun perduni                          Dura necessità, che non perdoni

Mancu a un discretu e simplici disiu !              neanche ad un discreto e semplice disio!

Oh ! putissi esclamari cu Maruni : (22)            Oh ! potessi esclamare con Marone:

Chist'ozii grati mi l'à fattu un Diu !                   questi ozi grati me li ha fatti Dio!

 NOTE

1)      Il Re Borbone Ferdinando III di Sicilia, (conosciuto anche come Ferdinando IV Re di Napoli)  nel 1798, per cacciare i francesi fece allenza con l’Austria e l’Inghilterra e marciò contro la Repubblica Romana con un esercito comandatato da lui stesso e dal generale austriaco Mack. Sorprese gli avamposti francesi e facimente occupò Roma. Ma successivamente perse in tre battaglie (Rigano – Calvi e Utricoli) e inseguito dai francesi  comandati dal generale Scampionnè, tornò a Napoli, dove raccolti i tesori di Stato e scappo a Palermo.  Napoli rimase nel disordine e senza governo e gli stessi ceti borghesii di Napoli chiamarono i francesi per mettere ordine (fu  in qui giorni proclamata la Repubblica Partenopea). Ferdinando,   tornò a Napoli dopo gli accordi con Napoleone nel 1802, ma a causa dell'invasione francese del regno di Napoli   ritornò a Palermo nel 1805 e vi rimane fino alla ricostituzione del regno di Napoli nel 1816.

Negli anni della sua permanenza in Sicilia a Palermo il Re Ferdinando  villeggiava spesso presso La  Villa Favorita  (residenza  nelle adiacenze del Parco della Favorita voluto dallo stesso Ferdinando ) e si dedicava anche personalmente ad attività agricole e alla pastorizia.

 All’interno della Villa Favorita è insediata la particolare Palazzina Cinese che fu adibita anche a residenza della Favoria del Re Ferdinando  - Lucia Migliaccio.  Sulle tenute reali del Borbone in Sicilia si può consultare l’approfondito studio di  Ettore Sessa.

Il periodo di residenza del Re Borbone in Sicilia fu denso di eventi eventi rilevanti sul piano delle riforme, e nel 1812 nasce il Parlamento siciliano.  

2)       Re Ferdinando  giunto la seconda volta a Palermo volle conoscere il poeta  Giovanni Meli.  Dinanzi alla casa del Meli arrivò un giorno  la carrozza del Duca di Ascoli capo primario del Re. Il Duca invitò il poeta ad andare  a pranzo dal Re  la prossima domenica. Presentatosi a lui ne ottenne il più grazioso accoglimento e queste gentilissime parole: Io so per fama che voi fate onore al mio regno colle vostre bellissime poesie, desiderava di conoscervi, e a tale oggetto vi ho fatto venire, bramo poi di leggere i vostri componimenti. Ci fu anche qualche successivo incontro – come dalle memorie storiche su Meli di Edoardo Alfano – Studii e documenti su Giovanni Meli.

3)      Admeto e Apollo – riferimento mitologico. Quando Apollo venne condannato dagli dèi per aver ucciso i Ciclopi, gli fu imposto  di essere servitore di un umano per nove anni, essi scelsero la casa di Admeto, ed Apollo divenne il suo pastore, curandone anche i cavalli. Apollo rimase così stupito del trattamento benevolo di Admeto che il dio gli fece dono di far partorire a tutte le sue mucche dei gemelli.

4)      Dafni, qui il nome Dafni è riportato in modo egenerico e può riferirsi al pastore siciliano Dafni siciliano.  come a Dafne del mito di Apollo e Dafnre , o addirittura ad una intero stuolo di semidei.

5)      Nun àvi a vili – non avere a vile – nel senso di non disprezzare.

6)      Cerere,  Augea , Trittolemo  alcuni riferimenti mitologici.

7)      Il mostro colossale è Napoleone. Il poeta non risparmiò critiche contro tale personaggio che considerò come fautore di guerre e distruzione.

8)      Gruppo diversi difficili,  che abbiamo tradotto in forma rigorosamente letterale. Fanno riferimenti a più fatti: un fulmine avea relamente colpito la statua dell’Europa piegata innanzi a quella di Filippo IV nel largo del Real Palazzo. Quella statua rovesciata e fatta a pezzi dal fuoco del cielo mise in gran pensiero Ferdinando III che ne apprese il fenomeno qual di tristo augurio per lui che in pace occupava un angolo dell’Europa, il solo rimasto salvo dalla potenza del gran guerriero Napoleone. Il Duca d’Ascoli che scorgeva oppressa la mente del sovrano dalla nebbia di un triste presaggimento recossi a Meli pregandolo di scrivere un componimento che potesse sgombrargliela. Ed egli in pochi giorni stese sette bellissime ottave in cui con delicata cortigianìa diessi ad interpetrar quell’avvenimento in favore del Sovrano, manifestando che se il fulmine disprezzato avea la statua del IV Filippo bene innestato alla dinastia borbonica e colpita l’Europa indicava che rispettar dovea il successore di quel Sovrano e la forza degl’inglesi unita a quella dei Siciliani abbattere le conquiste continentali della Francia. Come dalle memorie storiche su Meli di Edoardo Alfano – Studii e documenti su Giovanni Meli.  Forse, allude anche alla battaglia di Abukir, vinta dall’ammiraglio Nelson.

9)      Il Poeta pare voglia arrendersi sulla possibilità di dare indicazioni al Re  con la sua zampogna e supplica il Dio Apollo.

10)   E’ la Pace il punto di riferimento del poeta Meli, la Pace che lo fa parteggiare per il Re Fedinando. Si rivela qui il motivo più profondo anche della scelta di questo Idillio, dedicatoi ad un Re ma rivolto soprattutto al suo desiderio di Pace.

11)   L’ardua similitudine di Re Ferdinando è con Giano – Dio ed anche Re –con la capacità di avere due volti – che guardano al futuro e al passato. Nel mito Giano avrebbe regnato come primo Re del Latium.

12)   Da Capo Gallo  a Munneddu - Mondello – è anche la vastità del cosiddetto Parco della Favorita.

13)   A cuncumeddu – a coccoloni – accovacciati sulle calcagna e in atto di mungitura delle vacche.

14)   Appenni pri li funci – nell’atto di appendere una provola si viene a creare una parte in alto raggomitolata a somiglianza di fungo.

15)   L’operosità delle api viene qui posta in somiglianza.

16)   Qui descrive le varietà di formaggi di varie parti d’Italia che possono ben essere riprese in Sicilia.

17)   Pare riferimento alla saggezza e alla ragione di Pallade Atena.

18)   Riferimento alla capacità di mescolare vini forti con più leggeri.

19)   Pomona  - riferimento alla mitologia romana, protettrice dei frutteti.

20)   Descrive la pratica degli innesti, per cui rami con frutti non commestibili diventano rami con frutti saporiti.

21)   Il Poeta Meli, come aveva già fatto nell’Egloga -  Munti Erei – esprime la vocazione della Sicilia come terra il cui destino è legato all’Agricoltura e ad una industria ben legata alla produzione agricola.

22)   Riferimento a Gelone tiranno di Siracusa – già il poeta aveva abbondantemente magnificato quei tempi nell’Idillio Teocritu.

23)   Riferimento a Publio Virgilio Marone. In una nota dello stesso Meli all’edizione del 1814 – si riporta:

Deus nobis haec otia fecit – alludendo a Cesare Augusto che aveda dato a Virgilio un podere per trarne sussistenza, onde passare il resto della sua vita in quegl’ozi tanto cari alle Muse, ed al filosofo contemplatore della Natura.

Immagine – Palazzina cinese di Villa Favorita – Palermo da:

LA BUCOLICA di G. Meli INDICE PARTI

La Bucolica di Giovanni Meli - Ultima parte


Giovanni Meli (l'Abbati)

concluse la sua Bucolica

con la parafrasi della seconda Ode di ORAZIO

tratta dagli EPODI

volle affidare la conclusione ironica

al grande Poeta Latino.

Trattasi di una parafrasi che va oltre il significato letterale, è una grande poesia in siciliano del Meli seguendo il percorso del testo latino di Orazio.

In questo post si è voluto riportare, come nell'edizione del 1814, il testo in Latino e la parafrasi del Poeta in siciliano; ed è stata affiancata al testo in siciliano una traduzione letterale per rendere più agevole la fruizione.

Tutte le parti della Bucolica di Meli le trovate su:

LA BUCOLICA di G. Meli INDICE PARTI

PARAFRASI

DI L'ODI II D'ORAZIU

Di lu lìbru di l'Epodi  (1)

 

 'Beatus ille qui procul negotiis,
          ut prisca gens mortalium,
    paterna rura bubus exercet suis
          solutus omni faenore

Beatiddu  cui campa sfacinnatu,           Beato lui che campa sfaccendato,

Comu l'antichi, e cu li proprii voi           come gli antichi, e con i propri buoi

Si cultiva lu campu ereditatu;                si coltiva il campo ereditato;

 

E passa in libertà li jorna soi                    e passa in libertà i giorni suoi

Tranquillu, senza debiti, né pisi.             tranquillo, senza debiti, né pesi,

Senza soggezioni e senza noi,                 senza soggezioni e senza noie,

 

    neque excitatur classico miles truci
          neque horret iratum mare

Chi nun si pica  di battagghi e ‘mprisi,        che non si cura di battaglie e imprese

Né si fida a lu mari, e s'è in timpesta,         né si affida al mare, e s’è in tempesta

Lu guarda arrassu mortu di li risi;  (2)         lo guarda distante morto dalle risa;

 

    forumque vitat et superba civium
          potentiorum limina.

Chi fuj li tribunali comu pesta,                       che fugge i tribunali come peste,  

Né pri guardari li superbi casi                        né per guardare i superbi casi

Mai si scomponi a spìnciri la testa;               mai si scompone a spingere la testa;

 

    Ergo aut adulta vitium propagine
          altas maritat populos

 

Chi attenni a fatti soi, si nesci o trasi,             chi attiene a fatti suoi, s’esce  o entra,

Ora marita cu l'amici chiuppi                            ora sposa con gli amici pioppi

Li viti e li sarmenti li chiù spasi,  (3)                  le viti e i sarmenti  i più alti;

 

    aut in reducta valle mugientium
          prospectat errantis greges

Ora affaccia da un vàusu, e in varii gruppi       ora affaccia da una balza, e in vari gruppi

Guarda in funnu a la valli li mugghianti             guarda in fondo alla valle le muggianti

Vacchi e crapi chi dda pàscinu a truppi;            vacche e capre che là pascolano a truppe;

 

    inutilisque falce ramos amputans
          feliciores inserit

Ora a li rami inutili e pisanti                          ora ai rami inutili e pesanti

Passa la runca, e a lu so locu ‘nzita              passa la ronca, e al suo luogo innesta

Li frutti chiù graditi, e chiù eleganti;            i frutti più graditi, e più eleganti;

    aut pressa puris mella condit amphoris

 

Ora di l'api spremi la squisita                         ora dell’api spreme la squisita

Ambròsia, chi conserva in lochi sani            ambrosia, che conserva in luoghi sani

Pri confortu e delizia di la vita;                      per conforto e delizia della vita;

 

          aut tondet infirmas ovis.
    Vel cum decorum mitibus pomis caput
          Autumnus agris extulit,
    ut gaudet insitiva decerpens pira

 

Ora tunni a li pecuri li lani,                                  ora tosa alle pecore le lane,

E quannu poi di frutti curunatu                         e quando di frutti coronato

L'autunnu jisa la testa ‘ntra li chiani,                l’autunno alza la testa tra i piani,

 

Chi piaciri chi prova ! Oh ch 'è priatu               che piacere che prova! Oh ch’è contento

Quannu cu li soi manu cogghi e tasta              quando con le sue mani coglie e tasta

Lu piru, chi lu ‘nzitu à maturatu !                     il pero, che l’innesto ha maturato!

 

certantem et uvam purpurae,
    qua muneretur te, Priape, et te, pater
          Silvane, tutor finium.

E la racina  fatta, chi cuntrasta                        E l’uva matura, che contrasta

Cu la purpura, e a tia di propria manu,         con la porpora, e a te di propria mano,

Priapu, ti ni appenni ‘na catasta,                    Priapo, te ne appende una catasta,

 

E ni rigala a tia, patri Silvanu,                         e ne regala a te, padre Silvano,

Chi facennu li latri spavintari,                         che facendo i ladri spaventare,

Di li limiti si' lu guardianu.                                dei confini sei il guardiano.

 

    Libet iacere modo sub antiqua ilice,
          modo in tenaci gramine.

Ora si jetta longu a ripusari                           Ora si getta lungo a riposare   

Sutta un'ilici antica, o sedi accantu              sotto un leccio antico, o siede accanto

Di la gramigna, forti a sbarbicare.                alla gramigna per sradicarla.

 

    Labuntur altis interim ripis aquae,
          queruntur in Silvis aves;

 

Cadinu l'acqui da li rocchi intantu,             Cadono l’acque dalle rocce intanto,

E l'oceddi tra siivi opachi e chiusi,              e gli uccelli tra siepi opache e chiuse,

Ciuciuliannu, intriccianu lu cantu.              discorrendo, intrecciano il canto.

 

    frondesque lymphis obstrepunt manantibus,
          somnos quod invitet levis.

E li fonti scurrennu armuniusi,                      e le fonti scorrono armoniose,

Vennu a chiamari supra l'occhi stanchi       vengono a chiamare sopra gli occhi stanchi

Li sonni in'aria in'aria assai gustusi.              i sonni in’aria in’aria assai gustosi.

 

Aut cum tonantis annus hibernus Iovis
          imbris nivisque conparat,

 

O quannu poi li vàusi e li lavanchi,             O quando poi le balze e i dirupi,

L'invernu tra li trona e li timpesti               l’inverno tra i tuoni e le tempeste

Tutti di nivi fa cuverti e bianchi;                  tutti di neve fa coperti e bianchi;

 

    aut trudit acris hinc et hinc multa cane
          apros in obstantis plagas

Scurri li densi macchi e li furesti,              scorre le dense macchie e le foreste,

Fuddannu  cu li cani lu cignali,                  inseguendo con i cani il cinghiale,

Chi infuriatu tra l'inzidii ‘mmesti;             che infuriato tra l’insidie cade;

 

    aut amite levi rara tendit retia
          turdis edacibus dolos

 

O stenni a furca supra li sipali                    o stende a forca sopra le siepi

Riti laschi e suttili, inganni e frodi             reti lasche e sottili, inganni e frodi

Chi a li turdi guluti, su letali:                       che ai tordi golosi, sono letali;

 

    pavidumque leporem et advenam laqueo gruem
          iucunda captat praemia.

E lu timidu lepru in varii modi,                     E la timida lepre in vari modi,

E lu straniu groi  prisu a lu lazzu,                  e la stana gru presa al laccio,

Sunnu premii di cui tripudia e godi.            sono premi di cui tripudia e gode.

 

    Quis non malarum quas amor curas habet
          haec inter obliviscitur?

 

A sti piaciri, qual'è mai ddu pazzu,            A questi piaceri, chi è mai quel pazzo,

Chi nun scorda li mali chi ci apporta          che non scorda i mali che gli apporta

Amuri chi di cori fa strapazzu ?                  Amore che dei cuori fa strage?

 

    Quod si pudica mulier in partem iuvet
          domum atque dulcis liberos,

Chi si poi la pudica mogghi accorta,         Che se poi la pudica moglie accorta,

Utili a la casuzza e a la famigghia,             utile alla casetta e alla famiglia,

Allegra lu diverti e lu cunforta,                   allegra lo diverte e lo conforta,

 

Sabina qualis aut perusta Solibus
          pernicis uxor Apuli,

 

(Comu donni sabini di virmigghia                      (come donne sabine di vermiglia

Facci, o comu la mogghi arsa, appigghiata       faccia, o come moglie arsa, abbronzata

D'un Pugghisi massaru a maravigghia),             di un Puglese massaro a meraviglia),

 

    sacrum vetustis exstruat lignis focum
          lassi Sub adventum viri

E versu l’ura di la ritirata                                  e verso l’ora della ritirata

Pripara la merenna a lu maritu,                      prepara la merenda al marito,

E fa di ligna sicchi ‘na vampata,                      e fa di legna secca una  fiammata,

 

    claudensque textis cratibus laetum pecus
          distenta siccet ubera

E li pecuri allegri a lu so situ                             e le pecore allegre al loro sito

Chiudi ed inciarra, e munci l'abbuttati          chiude e inserra, e munge le gonfie

Minni  tra l'unu all'autru pugnu unitu,           mammelle tra l’uno e l’altro pugno unito,

 

et horna dulci vina promens dolio
          dapes inemptas adparet:

 

E li vini di un'annu cunsirvati                            e i vini da un anno conservati

Spinoccia,  e senza spènniri un bajoccu,        spilla, e senza spendere un soldo,

Allesti la sua tavula. Oh beati !                        prepara la sua tavola. Oh beati!

 

non me Lucrina iuverint conchylia
          magisve rhombus aut scari,
    siquos Eois intonata fluctibus
          hiems ad hoc vertat mare,
    non Afra avis descendat in ventrem meum,
          non attagen Ionicus
    iucundior quam lecta de pinguissimis
          oliva ramis arborum

Chi pateddi  reali ! Né anchi un toccu           Che padelle reali! Neanche un tocco

Di pisci raru, ch'a nui lu marusu                     di pesce raro, che a noi il maroso

Porta, né oceddi d'Asia o di Maroccu,          porta, né uccelli d’Asia o di Marocco,

 

Sunnu un cibu pri mia tantu gustusu,           sono un cibo per me tanto gustoso,

Quantu l'olivi grassi, o mpassuluti,               quanto le olive grosse, o appassite

Cutulati  da un ramu vigurusu,                       cadute da un ramo vigoroso

 

    aut herba lapathi prata amantis et gravi
          malvae salubres corpori,

O l'agra e duci, ch'ama li tinuti                      O l’agro dolce, che ama le tenute

Fertili e chiani, o marvi lubricanti,                fertili e piane, o malve lubricanti,

Boni pri cunsirvari la saluti,                            buone per conservare la salute,

 

vel agna festis caesa Terminalibus
          vel haedus ereptus lupo.

 

O l'agnedda ammazzata ‘ntra li santi            O gli agnelli uccisi nelle sante

Festi di lu Diu Termini, o un crapettu (4)     feste del Dio Termine, o un capretto 

A lu lupu strappatu, palpitanti.                      al lupo strappato, palpitante.

 

    Has inter epulas ut iuvat pastas ovis
          videre properantis domum,

Tra sti merenni è puru un gran dilettu      Tra queste merende è pure un gran diletto

Lu vìdiri già sazii riturnari                             il vedere già sazie ritornare

Li pecuri a l'amicu so ricettu,                     le pecore a l’amico lor recinto,

 

    videre fessos vomerem inversum boves
          collo trahentis languido
    positosque vernas, ditis examen domus,
          circum renidentis Laris!


E li voi tardi e lenti strascinari                   E i buoi tardi e lenti trascinare

Lu jugu cu lu vòmmaru sbutatu,              il giogo con il vomero voltato,

Stanchi già da lu lungu lavurari,                stanchi già dal lungo lavorare,

 

E quasi un sciamu di garzuni a latu                  e quasi uno sciame di garzoni a fianco

Chi o servi in casa, o sta ‘ntorn'a lu focu,        che o serve in casa, o sta intorno al fuoco,

Chi a li soi Dei Penati é consagratu.                  che ai suoi  Dei Penati è conscrato.

 

    Haec ubi locutus faenerator Alfius,
          iam iam futurus rusticus,
    omnem redegit idibus pecuniam,
          quaerit kalendis ponere.

 

Cussi diss'Alfiu l'usuraiu, e pocu                 Così disse Alfio l’usuraio, e poco

Già manca pri spacciàrisi burgisi (6),          già manca per spacciarsi per burgisi,

Ma ristaru li cosi a lu so locu,                      ma le cose restarono a loro posto,

 

Lu dinaru a riscotiri si misi                              il denaro a riscuotere si mise

Da tanti pigni e tanti debituri,                       di tanti pegni e tanti debitori,

Pri poi versu lu primu di lu misi                     per poi verso il primo del mese

‘Mpiegarlu a novi sburzi e a novi usuri.       impiegarlo in nuovi prestiti e in nuove usure.

 

NOTE

 1) Note su  Orazio  link wikipedia – il testo in latino qui riprodotto è stato tratto da  Epodi – testi.

2) Mortu di li risi – riderci sopra – scompisciarsi per le risate - specie per uno scampato pericolo.

3) Una pratica dei contadini per alzare le viti era quella di fare in modo che i sarmenti più lungi si andassoro ad attorcigliare attorno a qualche albero vicino.

4) Giove o Dio Termine

5) Dei Penati

6) Burgisi, possidente di campagna.

Immagine – Ritratto immaginario di Orazio di Anton von Vemer

LA BUCOLICA di G. Meli INDICE PARTI




Lu pastureddu - idillio

 

Questo Idillio

Lu pastureddu

Il pastorello

di Giovanni Meli

è stato trovato postumo

dallo studioso di Meli,

Edoardo Alfano,

che lo aggiunse come 

Idillio XI della Bucolica nella

edizione del 1914 - nel volume PUISII di L'Abbati Meli - 1914 - Palermo - editore Piazza.

Per completezza abbiamo voluto inserire in questa Bucolica online anche quest'idillio come parte aggiuntiva, evidenziando che La BUCCOLICA di Giovanni Meli,  edita a cura dell'autore del 1814 si concludeva con la parafrasi di Orazio

EPODON LIBER ODE II – PARAFRASI in Siciliano di Giovanni Meli

Tutte le parti della Bucolica li trovate su:

LA BUCOLICA di G. Meli INDICE PARTI

IDILLIO XI

 

LU PASTUREDDU(1)                      IL PASTORELLO

 

Acqua, friddu, e nivi e trona, e lampi             Accua, freddo, e neve e tuoni, e lampi

Purtavanu tirruri ‘na nuttata;                          portavano terrore una nottata;

Fratantu un pastureddu facia vampi              intanto un pastorello faceva fiamme

Dintra di ‘na gruttazza  squatraciata,(2)         dentro di una larga grottaccia,

E li vacchi, li jenchi , e li jnizzi                           e le vacche, le giovenche, e i vitelli

Javanu sciami-sciami smannatizzi.                  andavano a gruppi errabondi.

 

‘Ntra li silenzi muti, e chiù prufunni                  tra i silenzi muti,  e più profondi

Si senti ‘ntantu –‘ntantu di luntanu                   si sente intanto-intanto di lontano

Mugghiari qualchi vacca ch’arrispunni            muggire qualche vacca che risponde

A la jnizza spersa ‘ntra lu chianu;                      alla giovenca spersa nel piano;

Si senti ‘ntra lu stagnu la giurana                       si senti tra lo stagno la rana

Che si pigghia la bedda friscanzana.                  che si prende il suo bel fresco.

 

L’acqua pisuli-pisuli chiuvia,                                Pioveva acqua a catinelle,

Scinneva di lu munti a la ciumara;                      scendeva dal monte alla fiumara;

E comu agghiorna e spacca la chiaria                e appena è giorno e brilla il chiarore

Si vidi ‘ntra li campi para-para                             si vede tra i campi fitta-fitta

La nivi chi l’irvuzzi à vurvicati                              la neve che l’erbette ha seppellito

E li muntagni tutti à abbianchiati.                       E le montagne tutte ha imbiancato.

 

Di la grutta lu nicu pastureddu                           Dalla grotta il piccolo pastorello

Nesci ‘ngriddutu, metti arrampicari,                 esce intirizzito, si mette ad arrampicare,

Nivi e critazzi cerca di scampari,                         neve e fango cerca di scampare,

E ‘ntra pinnini, sdirubbi, e lavanchi                    e tra pendii, dirupi e burroni

Trova l’armenti pri la nivi bianchi.                      trova gli armenti per la neve bianchi.            

 

E lu mischinu tuttu affacinnatu                      E il poverino tutto affannato

Curri , e di cca e ddà  li va cacciannu             corre, e di qua e là li va cacciando

Ad una ad una  dintra di lu pratu;                 ad una ad una dentro il prato;

A la vacca chi java sciamiannu                        alla vacca che andava passeggiano

Curri… ci frisca, e vidennu ca torna,              corre… fischia, e vedendo che torna,

cu ‘na petra la ‘nzerta ‘ntra li corna.             con una pietra la centra tra le corna.

 

Ddà supra la muntagna a pasculari                  Là sopra la montagna a pascolare

L’armenti già ‘ntra d’iddi su’ ghiunciuti,         gli armenti già sono tra loro uniti,

Li jinizzeddi mettinu a addattari,                     i vitellini si mettono ad allattare,

Pirchì la notti s’eranu spirduti                          poiché la notte s’erano perduti

Lu pastureddu li testi cuntau                            il pastorello le teste contò

Pri bona sorti giusti l’attruvau;                          per buona sorte giusti li trovò;

 

Straccu supra d’un vausu si sidiu                        Stanco sopra d’un balzo si sedette

Suttu un peri di olivu saracinu,                           sotto un piede di olivo saraceno,

E mentri ripusava s’accorgiu                               e mentre riposava si accorse

Ddà sutta la muntagna chiù  appinninu           da sotto la montagna  più giù

Chi ‘na picciotta fora la capanna                       che una giovane fuori della capanna

Cacciava l’innieddi cu ‘na canna.                       cacciava i vitelli con una canna.

 

Avia ‘ntesta ‘na pagghia sgherra-sgherra        Aveva in testa una paglia bizzarra

E lu vrazzu purtava un panareddu,                  e al braccio portava un cestino,

E camminava cu l’ucchiuzzi ‘nterra                  e camminava con gli occhietti a terra

Cerca truvari qualchi attupateddu; (3)          cerca trovare qualche funghetto;

Camina, e caminannu-caminannu                   cammina, e camminando - camminando

‘Ntra ddi critazzi jia rapucciannu.                    tra quei fanghi cretosi  andava con difficoltà.

 

Lu pasturi, si susi, e la talia                               Il pastore, si alza, e la guarda

Cu l’occhi veramenti di lu cori                         con gli occhi veramente del cuore

Vidi dda gioia bedda, dda musia,                   vede quella gioia bella, quell’espressione,

Dda facci aggraziata allegra-cori                    quella faccia aggraziata allegra- cuore

E mentri c’è appizzatu comu zicca,                e mente ci sta attaccato come zecca

Amuri ‘ntra l’armuzza si ci ficca.                    Amuri nell’animucci gli si ficca.

 

La pasturedda si va alluntanannu,                    La pastorella si va allontanando,

L’accumpagna cu l’occhi, e lu mischinu          l’accompagna con gli occhi, e il poverino

‘mpunta di pedi si va sullivannu                      in punta di piedi si va sollevando

Frattantu chidda fa lu so caminu,                   frattanto quella fa il suo cammino,

Ma chi cuteddu, oh Diu! pri lu so cori;          ma che coltello, oh Dio! per il suo cuore;

Persi di vista la sua bedda Clori.                     perse di vista la sua bella Clori.

 

Scunsulati s’assetta ‘ntra un pitruni              Sconsolato si siede su un pietrone

E stetti ‘ngrunnatizzu ‘na jurnata:                e stette ingrugnato una giornata:

L’occhi ci vannu comu un lucirtuni,              gli occhi gli vanno come una lucertola,

Ogni caminu guarda ed ogni strata              ogni cammino guarda ed ogni strada

Ed ogni umbra ci pari chi già veni                ed ogni ombra gli pare che già viene    

La pasturedda sua, l’amatu beni.                 la pastorella sua, l’amato bene.

 

Stava lu puvireddu pinzirusu                             Stava il poverino pensieroso

Pareva un cuccu vecchiu cu la giubba,           sembrava un gufo vecchio con la giubba,

Ma poi attenta, pirchì un pocu ‘nghiusu       ma poi si attenta, perché un po’ in giù

Sinteva  ‘na vucidda cubba-cubba,                  sentiva una vocetta appena – appena,

Eccu chi va circannu, e a la vaddata                ecco chi va cercando, e alla vallata

Trova la Clori sua bedda assittata.                  trova la Clori sua bella seduta.

 

Era misa a lu latu d’un ruccuni                         Era messa al lato di una roccia

Cu l’jnnieddi tutti pri davanti,                         con i vitelli tutti per davanti,

Ed appuiata supra lu vastuni,                           ed appoggiata ad un bastone,

C’un babbaluciu joca ‘ntra stu stanti,             gioca con una lumaca in quell’istante,

Dicennuci cu spissi cantileni:                           dicendole con spesse cantilene:

“Nesci li corna ca la mamma veni”.               “esci le corna che la mamma viene”.

 

Comu lu rusignolu, chi sintennu                  Come un usignolo, che sentendo

La vuci di la spersa sua cumpagna               la voce della persa sua compagna

Vola di cca e di ddà , va riscirennu              vola di qua e di là, va rovistando

Di rocca in rocca tutta la muntagna,           di rocca in rocca tutta la montagna,

E truvannula, oh! Diu! quali alligrizza         e trovandola, oh Diu! quale allegrezza

Chi cu canti amurusi si c’indirizza,               che  canti amorosi  a lei indirizza,

 

Cussì lu pastureddu ‘nnammuratu                           così il pastorello innammorato

Scinni ddi rocchi quasi arruzzuluni,                          scende quelle rocce quasi a ruzzolone,

Quannu a certa distanza fu arrivatu                        quando a certa distanza fu arrivato

S’assetta, e accorda un flautu ‘ntra un pitruni       si siede, e accorda un lauto in un pietrone

‘Ntra  mentri la sua bedda si n’adduna                   nel mentre la sua bella se ne accorge

Duci-duci ci canta sta canzuna:                                e dolcemente canta questa canzone:

 

     Tirsi canta                                                 Tirsi canta

 

Vju Amuri, o Clori bedda                                     Vedo Amore, o Clori bella

‘Ntra ss’ucchiuzzi aggraziati                              tra questi occhietti aggraziati

Chi tu teni a pampinedda                                  che tu tieni socchiusi

Mudistissimi calati;                                             modestissimi abbassati;

 

E lu viju d’una ‘ngagghidda                                e lo vedo da una frangia

Di ssi biunni pinnulara,                                       di questi biondi capelli,

Chi darreri la pupidda                                          che dietro la pupilla

Marolu s’arripara.                                                furbetta si ripara.

 

Cu li manu, e cu l’aluzzi                                  Con le mani, e con le alette

Già si cerca d’ammucciari;                              già si cerca di nascondere;

Clori mia, isa ss’ucchiuzzi                           Clori mia, altra quest’occhietti

Lassamilli taliari!                                          Lasciameli guardare!

 

 La pasturedda a stu’ultimi paroli                      La pastorella a quest’ultime parole

Ci acchiana ‘na quarana, e cu la manu              le sale una vampata, e con la mano

S’ammuccia l’occhi beddi marioli,                     nasconde gli occhi belli e vispi,

Poi caccia l’jinnieddi ammanu ammanu,          poi caccia i vitelli a poco a poco,

Camina, e mentri già si ni sta ghiennu,           cammina, e mentre già se ne sta andando,

Sutt’occhiu; mariola, va ridennu.                      sott’occhi; furbetta, va ridendo.

 

Lu Tempu s’avia misu a tramutari,                      Il tempo si era messo a cambiare,

Negghi supra negghi ammunziddanu,               nebbie sopra nebbie si ammucchiano,

Sciuscia lu ventu e metti a sbrizziari,                 soffia il vento e si mette a pioggerellare,

Li trona ‘ntra ddi munti arrimbummavanu,      i tuoni tra quei monti rimbombavano,

lu pasturi curriu a lu pagghiaru,                          il pastore corse al pagliaio

e lu tempu si misi paru paru.                               e il tempo fece quello che doveva fare.

 

 

1)      L’idillio si svolge tra l’incantevole vallata del Furi a Cinisi, tra i fianchi del monte Pecraro e il Vallone. Tra la scoscesa si trovano le grotte ed altri luoghi della Bucolica, più volte nominati (nota E. Alfano).

2)      Squatraciata – termine poco usato – può essere inteso come larga, grande anche se mal in arnese.

3)      Attuppateddu – voce non trovata nel dizionario delle voci oscure – Meli – Roberti – probabile riferimento a qualche funghetto.

4)      Si misi paru paru (modo di dire) – mettersi a pari – fare quello che si doveva fare.

Immagine: Filippo Palizzi – pastorelli nel bosco – da:

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