lunedì 14 giugno 2021

Il vanto del glorioso passato

 

Ci capita di sentire discorsi retorici

sul glorioso passato

- ecco come intervenne Giovanni Meli,

dopo il solito rinvangare i bei tempi

che furono, ...

Epigramma - Lu vantu passatu

INDICE EPIGRAMMI GIOVANNI MELI


Lu vantu passato                                              Il vanto passato

 

Aviti signur Conti peroratu,                        Avete signor Conte perorato,

Pincennu cu vivissimi riccami,                   dipingendo con vivissimi ricami,

Di la Sicilia lu filici statu,                             della Sicilia il felice stato,

E l’arti e li scienzi in vari rami;                   e l’arte e le scienze in vari rami;

Ma a chi ni servi lu vantu passatu             ma a che ci serve il vanto passato

Si nun appaga li presenti brami?               se non appaga le presenti brame?

Chi vali si me patri è gucciddatu, (1)         Che vale se mio padre è decorato,

Ed iu fratantu mi moru di fami? (2)           ed io fratanto mi muoio di fame?

 

1)  Gucciddatu  a vrazzu – braccio a ghirlanda – da diz. delle voci oscure di Meli –

de Roberti.  Può intendersi anche decorato –  o giocando sulla sonorità, 

anche cucciddatu forma di pane a ciambella e dolce tipico siciliano.

2)  Questo epigramma fu improvvisato dal Meli dopo che aveva ascoltato un discorso

            all’”Accademia siciliana” tenuto dal Conte Castelli sul tema: “La Sicilia tra

           le scienze non cede all’antica Grecia e Roma”.

 

Ghirlanda - Immagine 1 da     


INDICE EPIGRAMMI GIOVANNI MELI


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sabato 12 giugno 2021

Quali patti tra Volpe e Lupo?

 


Può bastare

il solo vantaggio reciproco

a tenere in piedi

un patto?



O ci vuole qualcosa in più:

stima, amicizia... ? 

ECCO LA XXXV Favola Morale

di Giovanni Meli

La Vulpi e lu Lupu

che affronta l'argomento                              INDICE FAVOLE MORALI

LA VULPI E LU LUPU                                                LA VOLPE E IL LUPO

 

Standu ‘na vulpi supra ‘na finestra                       Stando una volpe sopra una finestra

Di un casalinu vecchiu inabitatu,                          di un casale vecchio inabitato,

Guardava a bassu in macchi di jinestra;              guardava in basso in macchie di ginestra;

Un lupu, chi vidennusi guardatu,                          un lupo, che vedendosi guardato,

Ci spia: “T'aju a dari?” Idda surrisi  (1)                  gli domanda: “Ti ho a dare?” Lei sorrise

Dicennu:  “Aju squatratu quantu pisi.” (2)           dicendo: “Ho valutato quanto pesi”.

 

“Tu nun sì tanta leggia”, iddu rispusi; (3)          “Tu non sei tanto leggera”, lui rispose;

“Ma puru si tra nui ci fussi lega,                        “Ma pure se tra noi ci fosse lega,

Tintiriamu l'imprisi chiù azzardusi.                   tenteremmo l’imprese più azzardose.

'Ntavulamu un trattatu; pensa, spiega,               Intavoliamo un trattato; pensa, spiega,

Ditta li liggi tu, ch'eu tutti quanti                       detta le leggi tu, che io tutti quanti

Juru osservarli comu saggi e santi.”                    giuro osservarle come sagge e sante”.

 

“Benissimu - diss'idda -  pri cuscenza                    “Benissimo -disse lei- “per coscienza

Sacciu quanta pò avirinni lu lupu;                       so quanta ne può avere il lupo;

Onuri ni poi vinniri a cridenza:                             onore ne può vendere a credito:

'Nzumma si Giovi 'un è pri tia chi un pupu,       insomma se Giove non è per te che un pupo,

Si fidi in tia, né probità ci trasi,                             se fede in te, e neanche probità ci entra,

Stu trattatu unni posa e metti basi?”                    questo trattato dove posa e mette basi?”

 

“Lu vantaggiu reciprocu”, ripigghia                       “Il vantaggio reciproco”, ripigghia

Lu lupu. Ma la vulpi: “Ccà ti vogghiu.                   il lupo. Ma la volpe: “ Qua ti voglio.

L'amur propriu nun dormi, sempri vigghia,          L’amor proprio non dorme, sempre veglia,

E si ci torna commodu un imbrogghiu,                 e se ci torna comodo un imbroglio,

Posponi, scarpisannu ogni trattatu,                        pospone, calpestando ogni trattato,

All'utili comuni lu privatu.”                                     all’utile comune il privato.”

 

“Dunca - ripigghia l'autru - già si vidi,                     “Dunque - ripiglia l’altro - già si vede,

Chi cu la tua manera di pinsari                               che con la tua maniera di pensare

La guerra sula è chidda chi decidi.                          la guerra solo è quella che decidi.

E idda: Chi autru da tia si pò spirari?                     Ed essa: “Che altro da te si può sperare?

Unni c'è radicata la malizia                                     Dove c’è radicata la malizia

Allignari 'un ci pò mai l'amicizia.” (4)                   allignare non ci può mai l’amicizia”.

 

Note

1)      T'aju a dari? = Ti ho a dare, ti debbo qualcosa. Tipica domanda di chi si sente osservato

in modo inopportuno.

2)      Squatratu = squadrato, guardare soppesando, valutando, o anche con un vago sospetto.

3)      Tu nun sì tanta leggia = tu non sei tanto leggera, il lupo vuol far capire che la conosce bene

e di fama; ed avanza la proposta.

4)      Allignari= già in italiano allignare, attecchire.

 

Immagini da:   volpe       lupo


INDICE FAVOLE MORALI


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venerdì 11 giugno 2021

Tra gli epigrammi di G. Meli - l'estasi per Lu maccarruni

 





Ecco il piatto

che può provocare l'estasi

INDICE EPIGRAMMI GIOVANNI MELI


Lu maccarruni (1)                                            Il maccherone

 

Lu maccarruni a cui nun è simpatucu?            Il maccherone a chi non è simpatico?

Sia Sicularu o Preti, o sia Canonicu,                  Sia Secolare o Prete, o sia Canonico,

Appena chi li vidi resta estaticu                         appena che li vede resta estatico

E in estasi ci à jutu chiù d’un monacu.             e in estasi ci è andato più di un monaco.

Jeu chi cun iddi spissu spissu praticu                 Io che con loro spesso spesso pratico

E li labbri e la vucca mi ni ‘ntonacu                   e le labbra e la bocca me ne intonaco

Mi zittu, pirchì timu ‘ntra un vuccuni               sto zitto, perché temo in un boccone

Nun vi manciati a mia pri maccarruni (2)       non vi manciate a me per maccherone.

 

1)      Lu maccarruni –  per l’Italia meridionale spaghetti o bucatini, spesso ben conditi.

2)      L’estasi descritta da G. Meli arriva ad una iperbole totale;  il mangiatore di maccheroni si

identifica con i maccheroni stessi.

 

Foto da:

INDICE EPIGRAMMI GIOVANNI MELI


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martedì 8 giugno 2021

G. Meli - Aforismu supra l’omu e la donna

 




Tra gli epigrammi di Giovanni Meli

questo aforismo

sull'uomo e la donna


INDICE EPIGRAMMI GIOVANNI MELI

Aforismu supra l’omu e la donna                         Aforismo su l’uomo e la donna

 

Lu naturali istintu sempri soli                           Il naturale istinto sempre suole

Tirari li dui sessi a stari amici;                           tirare i due sessi a stare amici;

Iddi però cu smorfii e cu paroli                        loro però con smorfie e con parole

Si trattanu chiù tostu da ‘nimici,                      si trattano più tosto da nemici,

La donna ‘un dici mai chiddu chi voli,            la donna non dice mai quello che vuole,

Ma l’omu voli chiù di quantu dici;                ma l’uomo vuole più di quanto dice;

Si nun fussiru finti e marioli,                          Se non fossero finti e marioli,

E l’una e l’autru foranu filici.                          e l’una e l’altro  sarebbero felici.

 

Immagine: Botero – uomo e donna da:

INDICE EPIGRAMMI GIOVANNI MELI

domenica 6 giugno 2021

LA LINGUA SICILIANA DI GIOVANNI MELI

 





INDICE DEI  POST

INSERITI IN QUESTO BLOG

CHE RIGUARDANO LA LINGUA SICILIANA

DI GIOVANNI MELI



NOTA DI GIOVANNI MELI SUL SICILIANO INSERITA DALL’AUTORE NELLA EDIZIONE DELLE SUE POESIE DEL 1814

NOTA DI FRANCESCO ZAFFUTO CHE HA CURATO LE TRADUZIONI A FRONTE, IN QUESTO BLOG,  DELLE POESIE DI GIOVANNI MELI

APPUNTI DI ANATOMIA IN SICILIANO

Particolari parole: ARRICRIU

TENTATIVO  di VUCABULARIU Nicu Nicu (in elaborazione)


Ricetta per il caldo (ma solo per i palermitani)

 


Epigramma di Giovanni Meli con ricetta

per affrontare il caldo,

ma solo per chi sta a Palermo


INDICE EPIGRAMMI GIOVANNI MELI

Ricetta pri lu cauru                                                     Ricetta per il caldo

 

Recipe ‘na varcuzza cu tinnali (1)                          Prendi una barchetta col tendale

Gammaru, lenzi a manu, e trimulina,(2.3)          gambero, lenze a mano, e tremolina,

Pisca pri sinu all’Acqua di Cursali,(4)                     pesca sino all’Acqua dei Corsari,

Spogghiati e nata in mezzu di dda rina;               spogliati e nuota in mezzo la spiaggia;

‘Ntra la varca ‘ncammisa poi ti cali                        nella barca in camicia poi ti mangi

Quattru muletti e ‘na capunatina; (5)                   quattro muletti e una caponatina;

La sira riturnannu tali quali (6)                                la sera ritornando tale e quale

Ti piggi li surbetti  alla Marina                                 ti pigli i sorbetti alla Marina.

 

1)      Tinnali – tendale da barca

2)      Gammaru – probabili riferimento a pezzettini di gambero da usare come esca

3)      Trimulina – tremolina o tremoliba: verme piatto che serve come esca.

4)      Acqua dei corsari – spiaggia vicino Palermo, Cursali per esigenze di rima.

5)      Muletti – pesci di costa – tipo cefalo; Caponatina, piccola caponata, a base

di melanzane in agrodolce.

6)      Tali quali – usato qui come soddisfatto.

7)      Sorbetti estivi,  tradizionalmente al limone.

Foto di Acqua dei corsari – marina vicina a Palermo da:

INDICE EPIGRAMMI GIOVANNI MELI


sabato 5 giugno 2021

Epigrammi - Ricetta pri lu sistema di Miceli

 

 Scherzosamente Meli sostiene che tale ricetta è stata rinvenuta in una rocca misteriosa.  

L’epigramma inizia con (recipe – prendi) formulato come una ricetta medica; e viene dedicato al  sacerdote e filosofo siciliano Vincenzo Miceli di Monreale.   

Miceli voleva creare un'ortodossia mistica che poggiava sulla scienza ma con il fulcro nella fede e nella religione rivelata, ma  si attirò contro: i cattolici ortodossi che lo accusarono di panteismo ,  e gli illuministi dell’epoca che l’accusarono  per assenza di metodo scientifico; nel contempo  ebbe anche molti estimatori.  Meli, mise a nudo le contraddizioni del suo sistema e lo criticò con  garbata ironia.

INDICE EPIGRAMMI GIOVANNI MELI


Ricetta pri lu sistema di Miceli                         Ricetta per il sistema di Miceli

   truvata ‘ntra ‘na rocca                                           trovata in una rocca

 

Recipe di Miceli la sustanza                                 Prendere di Miceli la sostanza

Modificata beni cu l’essenza;                               modificata bene con l’essenza;

Poi l’essenza, li modi e la sustanza;                     poi l’essenza, i modi e la sostanza:

Li cummini, e n’estrai ‘na quinta essenza;           li combini, e n’estrai una quinta essenza;

Poi ‘mbrogghia arreri l’essenza e sustanza,         poi imbroglia di nuovo l’essenza e sostanza,

Riduci la sustanza ad un’essenza                         riduci la sustanza ad un’essenza;

Così ‘ntra modi, ‘ntra essenza e sustanza              così tra modi, tra essenza e sostanza

Truvirai d’ogni scibili l’essenza.                             troverai  d’ogni scibile l’essenza.


Oltre a questo Epigramma, alcune parti dell’opera di  Meli L’origini di lu munnu  si riferiscono in modo indiretto al sistema di Miceli. 

Biagio Caruso, che fu rettore del Seminario di Monreale nel 1821,  nel riportare notizie sull’istituto per lo storico Scinà per  la storia letteraria di Sicilia, dice che il Miceli apprezzava l’ironia del Meli e faceva leggere alcune parti de L’origini i lu munnu  ai suoi discepoli: : “ per ricreazione dopo le serie applicazioni dei ragionamenti scientifici; e leggendosi ne provava Miceli molta soddisfazione e solea dire che Meli avea poste in veduta con buona grazia e con talento le difficoltà, che soleano opporsi al sistema”.

 Ogni disquisizione, in ogni caso,  ebbe a terminare per la prematura morte di Vincenzo Miceli che si spense a soli 46 anni. Tra le opere del Miceli è rimasta nota : Istitutiones juris naturalis; Specimen Scientificum.

Immagine tratta da ritratto d’epoca di Vincenzo Miceli da

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