giovedì 22 febbraio 2018

Il Lupo e l’Agnello – Meli – Esopo – Fedro – La Fontaine


Pensate per un attimo alle ragioni di ERDOGAN nei confronti dei KURDI
La vecchia favola sul potere dei forti che trovano in ogni caso una ragione per i loro appetiti.
In questo post potete leggere la poesia in siciliano Il Lupo e l’Agnello di Giovanni Meli – Il poeta si limita per il contenuto a trasportare in siciliano l’antica favola, ma con l’uso nel dialogo della lingua siciliana linguaggio mette in evidenza  tutta la ragionevolezza dell’agnello e tutta la prepotenza del lupo. Qui la versione del Meli la trovate con una traduzione a fronte a cura di Francesco Zaffuto. Per completare questo post si sono volute inserire  anche le versioni di Esopo – Fedro e La Fontaine che sono state reperite in rete.
La Favola nella raccolta di Meli porta il numero d'ordine 77°.

LU LUPU E L'AGNEDDU                                   IL LUPO E L’AGNELLO

Arsi di siti un Lupu ed un’Agneddu                   Arsi di sete un lupo e un agnello
Eranu capitati, tutti dui                                       erano capitati, tutti e due
In un tempu, ad un stissu sciumiceddu:              in un tempo, ad uno stesso ruscello:
Lu  Lupu stava supra, ed assai chiui                    il lupo stava sopra, ed assai più
Sutta l'Agneddu, situatu arrassu,                          sotto l’agnello, situato distante
Unni lu ciumi discinneva abbassu.                      dove il fiume discendeva in basso.

Lu latru, chi, aducchiandulu tra un lampu,           Il ladro, che, adocchiandolo in un lampo,
Gargiuliari la gula s'intisi,                                    gorgogliare la sua gola sentì,
Un pretestu di liti misi in campu,                          un pretesto di lite mise in campo,
Acciò putissi vèniri a li prisi,                               in modo che potesse venire a zuffa,
E dissi in tonu bruscu e nichiatu:                          e disse in tono brusco e crucciato:
“Birbu! pirchì m'ài l'acqua intorbidatu?”            “Birbante! Perché mi hai l’acqua intorbidato?”

Chiddu, trimannu, rispusi: “Vossia (1)          Quello, tremando, rispose:“ Vostra Signoria
Mi scusi, e comu mai lu pozzu fari?                   mi scusi, e come mai lo posso fare? 
È l'acqua sua chi veni ccà unni mia,                    E’ l’acqua sua che viene qua da me,
Lu ciumi scinni, nun va ad acchianari!”             il fiume scende, non va a salire!”
'Nzaccatu a sti ragiuni ddu farfanti,                    Messo in sacco da queste ragioni quel furfante,
Subitu nàutru strunfu metti avanti,                     subito un altro pretesto mette avanti,

 Dicennu: “Ora pri biru mi suvveni,                      dicendo: “Ora per vero mi sovviene,      
Chi tu, sù circa li sei misi arreri,                         che tu, circa sei mesi addietro,
Di mia nun parrasti troppu beni.”                       di me non parlasti troppo bene”.
Rispunni ddu mischinu: “E comu veri                 Risponde quel meschino: “E come vere
Ponnu essiri sti culpi, quannu natu                      possono essere queste colpe, quando nato
Nun era allura e mancu siminatu?”                      non ero allora e neanche concepito?”

“Ah, fu to patri, certu, ripigghiau                        “Ah, fu tuo padre, certo, ripigliò
Lu lupu, chi di mia ni dissi mali”;                        il lupo, che di me ne disse male”;
E in dittu e in fattu cursi, e lu sbranau.                e detto e in fatto corse, e lo sbranò.
Quant'Omini ci sù a stu Lupu uguali,                 Quanti uomini ci sono a questo lupo uguali,
Cui pretesti nun mancanu e strumenti                a cui pretesti non mancano e strumenti
Pri opprimiri li debuli e innoccenti!                   per opprimere i deboli e innocenti!

Note
1)      Vossia, forma sincopata di Vostra Signoria. In siciliano fu molto usato per riferirsi a persone di riguardo, o di età elevata. Usato ancora fino agli anni sessanta e poi gradualmente sostituito con l’italiano Lei. L’agnello usa il Vossia e chiede scusa, rivolgendosi al lupo con grande rispetto.

ESOPO

Un lupo che aveva visto un agnello intento a bere presso un fiume volle divorarlo, accampando una motivazione che fosse plausibile. Perciò, nonostante si trovasse più a monte, prese ad accusare l'agnello dicendo che gli intorbidiva l'acqua, impedendogli di bere. Ma il lanuto rispose che stava bevendo a fior di labbra e che peraltro, trovandosi più a valle, non poteva sporcare l'acqua a lui.
Il lupo, allora, visto fallire il pretesto addotto, disse: "Però l'anno scorso tu offendesti mio padre!". E come l'agnello gli ebbe risposto che a quell'epoca non era ancora nato, gli fece il lupo: "Guarda che, pure se hai facili gli argomenti per scagionarti, non per questo rinuncerò a mangiarti!".
La favola dimostra che di fronte a coloro che hanno la propensione a commettere ingiustizie non può nulla neppure la difesa più giusta.

FEDRO

Presi dalla sete, un lupo ed un agnello s'erano spinti allo stesso ruscello; più su s'era fermato il lupo, l'agnello molto più giù. Subito il delinquente, preso dalla gola malvagia, sollevò un pretesto di contesa. "Perché", disse, "intorbidi l'acqua che sto bevendo?" E il timido lanuto: "O lupo, ti prego, perché tu mi rimproveri? Da te alle mie sorsate il liquido giunge." E quello, sconfitto dall'evidenza del fatto, disse: "Sei mesi fa mi hai calunniato". E l'agnello: "Non ero ancora al mondo, in verità". Il delinquente, bestemmiando: "Allora fu tuo padre a calunniarmi." E così, afferratolo, lo sbrana, con crudele morte.
Questo discorso vale per quelle persone che calpestano i deboli con falsi processi.

JEAN DE LA FONTAINE

La favola che segue è una lezione
che il forte ha sempre la miglior ragione.
Un dì nell'acqua chiara d'un ruscello
bevea cheto un Agnello,
quand'ecco sbuca un lupo maledetto,
che non mangiava forse da tre dì,
che pien di rabbia grida: - E chi ti ha detto
d'intorbidar la fonte mia così?
Aspetta, temerario! - Maestà, -
a lui risponde il povero innocente,
- s'ella guarda, di subito vedrà
ch'io mi bagno più sotto la sorgente
d'un tratto, e che non posso l'acque chiare
della regal sua fonte intorbidare.
- Io dico che l'intorbidi, - arrabbiato
risponde il Lupo digrignando i denti, -
e già l'anno passato
hai sparlato di me. - Non si può dire,
perché non ero nato,
ancora io succhio la mammella, o Sire.
- Ebbene sarà stato un tuo fratello.
- E come, Maestà?
Non ho fratelli, il giuro in verità.
- Queste son ciarle. È sempre uno di voi
che mi fa sfregio, è un pezzo che lo so.
Di voi, dei vostri cani e dei pastori
vendetta piglierò -.
Così dicendo, in mezzo alla foresta
portato il meschinello,
senza processo fecegli la festa.

La favola nelle versione di Esopo – Fedro e La Fontaine – sono state tratte per le loro versioni e traduzioni da

Immagine è stata tratta da

 tre libri su Giovanni Meli

L'ORIGINI DI LU MUNNU -  Poema ironico sull’origine del mondo di Giovanni Meli  l'Abate - In Siciliano e traduzione in Italiano a fronte - Nella originale edizione del 1814 curata dallo stesso Poeta, con le ottave postume ritrovate da Agostino Gallo, con tutte le note filosofiche dello stesso Giovanni Meli, con le note di traduzione delle più difficili parole siciliane, con le note biografiche su Meli e su come nacque questa straordinaria opera, con un disegno di Giove creatore di Dafne Zaffuto - € 12,00 pag. 150 ordinabile tramite   I BUONI CUGINI EDITORI

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In occasione del bicentenario di Giovanni Meli 1815 – 2015 - In un solo volume:
 il romanzo "L'Abate Meli" di Luigi Natoli
"Giovanni Meli – Studio critico" di Luigi Natoli
tutte le poesie che Luigi Natoli inserì nel trattato "Musa siciliana". 
E in Appendice  tante poesie di Giovanni Meli con testo italiano a fronte a cura di Francesco Zaffuto. 
Il volume di 730 pagine al prezzo di € 25,00 –  può essere richiesto alla casa editrice 
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L’ACEDDI

il libro con le favole di Giovanni Meli sugli uccelli – poesie siciliane con traduzione in italiano a fronte di Francesco Zaffuto -  pag. 103  - € 10,00 - ordinabile direttamente alla casa editrice al 


domenica 29 ottobre 2017

L'appello ai siciliani per il 5 Novembre 2017

SICILIANI,  il 5 Novembre 2017  ci sono le elezioni in Sicilia: votate per chi volete e se volete potete anche non votare, ma ricordatevi che quello che accadrà in Sicilia vale per tuttu lu munnu, pirchì la Sicilia è la testa di lu munnu. Ecco cosa dice l’Abate Meli nel suo poema  “L’ORIGINI DI LU MUNNU”, nel momento della creazione della testa del mondo
Ma la testa? (ora cca vennu li liti)               
Jeu dicu: È la Sicilia; ma un Romanu                      
Dici ch’è Roma; dicinu li sciti,                            
Ch'è la Scizia; e accussì di manu in manu         
Quantu c'è regni, tantu sintiriti                     
Essirci testi... Jamu chianu chianu:                     
La testa è una; addunca senza sbagghi              
È la Sicilia, e cc’è ’ntra li midagghi. …..
Dopo questa 58° ottava il grande poeta siciliano prosegue e dice cose terribili su alcuni siciliani che non possiamo qui rivelare. Per chi li vuole conoscere ci sono dei modi:
1) ordinare il recente libro de I BUONI CUGINI EDITORI –
di GIOVANNI MELI
L’ORIGINI DI LU MUNNU
2) se siete a Palermo potete subito correre in libreria da

Libreria Zacco - C.so Vittorio Emanuele 423 (di fronte la chiesa del S. Salvatore) - La Libreria di La Vardera Vito - Via Nicolò Turrisi 15 - Libreria Sciuti s.r.l. - Via G. Sciuti 91/f - Voglia di leggere - Via A. Pacinotti 42 - La Feltrinelli Libri e Musica - Via Cavour 133 - La Nuova Bancarella  - Via Cavour (di fronte La Feltrinelli) - Libreria Forense - Via Maqueda 185 - Saviano Daniele Edicola - P.za Principe di Camporeale n. 99
L'ORIGINI DI LU MUNNU -  Poema ironico sull’origine del mondo di Giovanni Meli  l'Abate - In Siciliano e traduzione in Italiano a fronte di Francesco Zaffuto - Nella originale edizione del 1814 curata dallo stesso Poeta, con le ottave postume ritrovate da Agostino Gallo, con tutte le note filosofiche dello stesso Giovanni Meli, con le note di traduzione delle più difficili parole siciliane, con le note biografiche su Meli e su come nacque questa straordinaria opera, con un disegno di Giove creatore di Dafne Zaffuto - € 12,00 pag. 150 

domenica 17 settembre 2017

Giovanni Meli "L'origini di lu munnu"






?Ma questo libro “L’origini di lu munnu” di cosa parla?  



Ecco la spiegazione che ne dà lo stesso Giovanni Meli

ARGUMENTU                                                                             Argomento

Spiega lu primu statu di li Dei,                                            Spiega il primo stato degli Dei,
Prima chi fussi fattu l’Universu,                                          prima che fosse fatto l’Universo,
Li soi primi pinseri, e primi idei;                                          i loro primi pensieri, e prime idee;
Pri stabiliri li cosi cu versu:                                                  per  stabilire le cose con  senso:
Dopu varii pariri cchiù plebei,                                             dopo vari pareri più plebei,
Giovi si fa stirari pri traversu.                                              Giove si fa stirare per traverso.
E da ddi soi stinnicchi e cosi tali                                          E da quei suoi stiramenti e cose tali
Ni risulta lu munnu cu l’armali.                                          ne risulta il mondo con gli animali.


E’ appena uscito
L'ORIGINI DI LU MUNNU -  Poema ironico sull’origine del mondo di Giovanni Meli  l'Abate - In Siciliano e traduzione in Italiano a fronte - Nella originale edizione del 1814 curata dallo stesso Poeta, con le ottave postume ritrovate da Agostino Gallo, con tutte le note filosofiche dello stesso Giovanni Meli, con le note di traduzione delle più difficili parole siciliane, con le note biografiche su Meli e su come nacque questa straordinaria opera, con un disegno di Giove creatore di Dafne Zaffuto - € 12,00 pag. 150  
disponibile dal 13 Settembre 2017 nelle Librerie di Palermo
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venerdì 15 settembre 2017

Cumu fu? Chi c'era prima?

L’origine del mondo! Come fu? Che c’era prima?  Ve lo siete mai chiesti…? L’Abate Meli, ben armato della sua ironia, così dice
A tempu chi lu tempu ’un era tempu,                                Al tempo che il tempo non era tempo,
Lu Munnu era una cosa impercettibili,                              il mondo era una cosa impercettibile,
Chi jia granciulïannu a tempu a tempu,                             che andava barcollando pian piano,
’Ntra la sfera, unni stannu li possibili;                                 dentro la sfera, dove stanno i possibili;
Nun c’era allura stu tardu, o pirtempu,                              non c’era allora questo tardi, o per tempo,
 Nun c’eranu occhi, nè cosi visibili,                                     non c’erano occhi, né cose visibili,
Ma senz’essiri cc’era lu gran Nenti,                                    ma senza essere c’era il grande Nulla,
Nudu, crudu, spirutu, orvu e scuntenti.                             nudo, crudo, scomparso, cieco e scontento.





L'ORIGINI DI LU MUNNU -  Poema ironico sull’origine del mondo di Giovanni Meli  l'Abate - In Siciliano e traduzione in Italiano a fronte - Nella originale edizione del 1814 curata dallo stesso Poeta, con le ottave postume ritrovate da Agostino Gallo, con tutte le note filosofiche dello stesso Giovanni Meli, con le note di traduzione delle più difficili parole siciliane, con le note biografiche su Meli e su come nacque questa straordinaria opera, con un disegno di Giove creatore di Dafne Zaffuto - € 12,00 pag. 150 ordinabile tramite   I BUONI CUGINI EDITORI

mercoledì 13 settembre 2017

L'ORIGINI DI LU MUNNU

In una pregevole edizione de I BUONI CUGINI EDITORI
L'ORIGINI DI LU MUNNU
Poema di Giovanni Meli  l'Abate
In Siciliano e traduzione in Italiano a fronte
Nella originale edizione del 1814 curata dallo stesso Poeta,
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ECCOLO A VOI
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lunedì 20 marzo 2017

Origini di la Poesia

Origini di la Poesia
(in questo post il sonetto di Giovanni Meli con la traduzione in italiano a fronte)                                  
Domani 21 Marzo è la Giornata Mondiale della Poesia
Con la parola Poesia  spesso si intendono diversi aspetti dell’animo umano;  non è una stranezza che gli antichi greci indicassero più Muse per la Poesia.
Calliope: il cui nome in greco significa "dalla bella voce", era l'ispiratrice della Poesia Epica

Erato: deriva il nome da Eros ed è considerata l'ispiratrice della Poesia amorosa,  lirica e del canto corale
Euterpe: nella mitologia Greca e Romana era la musa della Musica, protettrice di strumenti a fiato e, più tardi, anche della poesia lirica.
Talia: thallein (fiorire), è colei che presiede alla commedia ed alla poesia bucolica.
E forse anche possiamo aggiungere Polimnia:  protettrice dell'orchestica, della pantomima e della danza associate al canto sacro e eroico.
Per filosofi greci come Platone l’approccio con la Poesia è ben complesso https://mondodomani.org/dialegesthai/pds01.htm
 L’Abate Giovanni Meli, filosofo illuminista e grande poeta, in un suo sonetto dal titolo “Origini di la Poesia”,  descrive la Poesia come  la necessaria veste per fare arrivare agli “uomini  fatali” la Verità.  Qui vi proponiamo in lettura il sonetto del poeta siciliano con una traduzione a fronte.

Origini di la Poesia                                            Origine della Poesia

Quannu nuda azzardau la Viritati                      Quando nuda azzardò la Verità
Mustrarisi ccà  ‘nterra a li Murtali                    mostrarsi qua in terra ai Mortali
Fu sfazzunata, e cu l’anchi stuccati                  fu svisata, e con l’anche rotte
A li Licei ricursi pri spitali.                                   ai Licei ricorse per ospedale.

Sula Filosofia n'appi pietati,                              Solo la Filosofia n’ebbe pietà,
L'accugghiu, la curau di li soi mali.                   l’accolse, la curò dei suoi mali,
Ma comu cchiù appariri pri li strati                  ma come può più apparire per le strade
Stanti l’odiu di l’omini fatali?  (1)                     stante l’odio degli uomini fatali? (1)

Cca fu, chi tutti dui si stracanciaru                 Qui fu, che tutte e due si travestirono
Cu mascari, bautti, e dominò,  (2)                  con maschere, velette, e mantelli, (2)
Chi da la finzioni s'impristaru.                         che dalla finzione presero a prestito.

La favula è stata dunca, ed è lu sò                  Dunque è stata la favola, ed è il suo
Salvu-cunduttu; e tutti tri di paru                    salva-condotto; e tutte e tre insieme
Compunnu, o Poesia, l’essiri tò.                       compongono, o Poesia, l’essere tuo.

1Con uomini fatali il Meli intende tutta la grande massa degli uomini devoti alla fatalità e desiderosi solo di fortuna per se stessi.
2Bautta, mantellino di velo, o a rete, con cappuccio, corredato anche di maschera; dominò, lungo mantello nero fino ai piedi a corredo per maschere.  Verità e filosofia  chiedono in prestito le maschere alla finzione  per non essere perseguitate dagli uomini fatali.

Origini di la Poesia  sonetto di Giovanni Meli  indicato con il numero VII
nella raccolta generale dei sonetti.

Immagine -  dipinto che raffigura la musa  Erato,  di Edward John Poynter (1870)


lunedì 23 gennaio 2017

Giovanni Meli e Antonio Lamberti .



In questo particolare video realizzato 
dall' Archivio nisseno - Storia patria Caltanissetta
un brano della Bucolica di Meli tradotto in veneziano
dal poeta Antonio Lamberti
in questo video condiviso da youtube
Dalla Bucolica – Primavera
Egloga prima

Canto di Melibeu

numerose furono nell'ottocento le traduzioni di Giovanni Meli in italiano, in latino e in altre lingue e dialetti 

venerdì 6 gennaio 2017

L'origini di la Favula

Porta il titolo
L’origini di la Favula
un sonetto di Giovanni Meli
indicato con il numero XXIV,
nella raccolta generale dei sonetti.
In questo sonetto il poeta
parla della necessità della Favola
come strumento per arrivare
a raccontare e rendere digeribili
 verità “principali”;
una specie di necessario passaporto.
Presentiamo qui il sonetto con una traduzione a fronte e qualche nota.

L’immagine, posta accanto, è tratta dall’illustrazione di Dafne Zaffuto,  di una favola di Meli del recente libro “L’Aceddi” – nota in fondo a questo post

L'origini di la Favula                                           L’origine della favola

Nuddu esponi 'na gioja priziusa                         Nessuno espone una gioia preziosa          
A l'arbitriu di tutti e boni, e mali, (1)                 all’arbitrio di tutti i buoni e i mali, (1)
Ma si la sarva in marzapani chiusa,(2)               ma se la conserva in scatola chiusa, (2)
Pri farinn'usu poi 'ntra festi, e gali.                     per farne uso poi in feste e gale.

Cussi la saggia Antichità gilusa,                       Così la saggia Antichità gelosa,
Di multi verità cchiù principali,                         di molte verità più principali,
Li chiusi sutta scorcia favulusa                          le chiuse sotto la scorza della favola
Pri occultarli a lu vulgu zuzzanali.                    per occultarle al volgo dozzinale.

Pirchì a stu munnu la bugia rignannu,              Perché a questo mondo la bugia regnando,
Cosa chi cu lu veru avi rapportu,                      cosa che con il vero ha rapporto,
Passa pri lu cchiù gravi contrabbannu.             passa per il più grave contrabbando.

Sulu di Apollu qualchi figghiu accortu (3)       Solo di Apollo qualche figlio accorto (3)
Li verità tra favuli adumbrannu                        le verità tra favole adombrando
Arriva ad ottinirci un passaportu.                     arriva ad ottenergli un passaporto.

1 tutti e boni, e mali, - all’arbitrio del bello e cattivo tempo;  come anche all’arbitrio dei capricci degli uomini.
2 Marzapanu, scatola,  arnese di legno sottile per conservare cose, anche uomo cupo e riservato, sornione. (da dizionario Mortillaro) – Nel dizionario delle voci oscure di Meli del Roberti si fa espresso riferimento a scatola, ed anche nelle note al volume ottavo di Gallo si annota come scatola. Da non confondersi con la dizione di marzapane in italiano, che ha il significato di dolce di pasta reale; dolce molto diffuso nella pasticceria siciliana e che in Sicila viene chiamato martorana.
3 Qualche figlio accorto di Apollo; Meli fa riferimento ad un uomo e in particolare a un poeta accorto, attento a nascondere qualche preziosa verità nella favola per ottenere un passaporto utile per arrivare alla comprensione di altri uomini.  Apollo è la guida delle Muse,  e le Muse erano figlie di Zeus e Mnemosyne (la Memoria,  ideale supremo dell’arte).

- Immagine - illustrazione di Dafne Zaffuto del libro L'ACEDDI edito
da I Buoni Cugini

domenica 18 dicembre 2016

un incredibile regalo di Natale

Volete fare o farvi un regalo per Natale:
piccolo, che non costi molto (€ 10), originale, introvabile, colto, che insegna una qualche morale in questa società immorale, poetico, e soprattutto divertente
E allora in libreria o subito dalla stessa casa editrice
L’Aceddi dell’Abate Meli
le due illustrazioni del libro di Dafne Zaffuto

giovedì 10 novembre 2016

L’Abate Meli,affascinato dalla bellezza femminile

segnalazione da Sicilia informazioni
Pochi poeti hanno saputo cantare la bellezza delle donne come l’abate Meli. Ne hanno saputo esaltare la grazia delle forme, il fascino del portamento, la leggiadria dello spirito con sobria e seducente leggerezza, tipica dell’Arcadia, ma anche con soffusa sensualità che anticipa movimenti letterari di là da venire.
A Giovanni Meli e ai suoi componimenti lirici in omaggio all’avvenenza femminile l’Università degli Studi di Palermo ha dedicato il primo volumetto, “Nel serra serra dei capelli. L’amore in un manipolo di Odi”, edito da Plumelia, di una collana, “La poesia, sulla poesia”, che intende dare risalto alle voci poetiche legate all’Ateneo del capoluogo. …
Continua a leggere l’articolo di Antonino Cangemi su


immagine "The Toilet of Venus" Konstantin Makovsky – olio su tela 370x243 

domenica 10 luglio 2016

La Vucca - ode di Meli musicata da Francesco Paolo Frontini



LA VUCCA                                                        La Bocca

1
Ssi capiddi e biunni trizzi                     Questi capelli e bionde trecce
Su jardini di biddizzi,                             sono giardino di bellezze
Cussì vaghi, cussì rari,                           così vaghi, così rari,
Chi li pari – nun cci su.                          che paragoni non ci sono.
Ma la vucca cu li fini                              Ma la bocca con i suoi fini
Soi dintuzzi alabastrini,                         piccoli denti alabastrini,
Trizzi d’oru, chi abbagghiati,                 trecce d’oro, che abbagliate,
Perdonati – è bedda cchiù.                     perdonate è bella ancor di più.

 2
 Nun lu negu amati gigghia,                Non lo nego amate ciglia,
Siti beddi a maravigghia;                     siete belle a meraviglia,
Siti beddi a signu tali,                           siete belle e segno tale,
Chi l’uguali – nun cci sù.                       che uguali non ci sono.
Ma la vucca ‘nzuccarata                       Ma la bocca inzuccherata
Quannu parra, quannu ciata,                quando parla, quando fiata,
Gigghia beddi, gigghia amati,              ciglia belle, ciglia amate,
Perdonati – è bedda cchiù.                    perdonate, è bella di più.

3
Occhi in vui fa pompa Amuri               Occhi, in voi fa pompa Amore
Di l’immensu so valuri,                         dell’immenso suo valore,
Vostri moti, vostri sguardi                     vostri moti, vostri sguardi
Ciammi e dardi – d’iddu sù.                  fiamme e dardi di lui sono.
Ma la vucca quannu duci                       Ma la bocca, quando dolce
S’apri, e modula la vuci,                        s’apre e modula lavoce,
 Occhi… ah vui mi taliati!...                   Occhi, a voi mi guardate!
 Pirdunati, un parru cchiù.                      Perdonate, non parlo più.


Il video è stato collegato da youtube -  grazie al paziente lavoro d’inserimento di un appassionato della musica di Frontini come Pietro Rizzo.
"La vucca",da Eco della sicilia - Cinquanta Canti popolari siciliani con interpretazione italiana raccolti e trascritti, Ricordi - Milano - 1883.
parole di Giovanni Meli, musica di Frontini, voce di Cinzia Caminiti, madolini di Paolo Capodanno e Gianni Nicotra, chitarre di Michele Gagliano e Massimo Genovese 

Un’altra ode di Meli musicata da Frontini ed inserita in questo blog è  Lu labbru

tre libri su Giovanni Meli

L'ORIGINI DI LU MUNNU -  Poema ironico sull’origine del mondo di Giovanni Meli  l'Abate - In Siciliano e traduzione in Italiano a fronte - Nella originale edizione del 1814 curata dallo stesso Poeta, con le ottave postume ritrovate da Agostino Gallo, con tutte le note filosofiche dello stesso Giovanni Meli, con le note di traduzione delle più difficili parole siciliane, con le note biografiche su Meli e su come nacque questa straordinaria opera, con un disegno di Giove creatore di Dafne Zaffuto - € 12,00 pag. 150 ordinabile tramite   I BUONI CUGINI EDITORI

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In occasione del bicentenario di Giovanni Meli 1815 – 2015 - In un solo volume:
 il romanzo "L'Abate Meli" di Luigi Natoli
"Giovanni Meli – Studio critico" di Luigi Natoli
tutte le poesie che Luigi Natoli inserì nel trattato "Musa siciliana". 
E in Appendice  tante poesie di Giovanni Meli con testo italiano a fronte a cura di Francesco Zaffuto. 
Il volume di 730 pagine al prezzo di € 25,00 –  può essere richiesto alla casa editrice 
al prezzo scontato di € 21,30 -  qui sotto il link per l’ordinazione




L’ACEDDI

il libro con le favole di Giovanni Meli sugli uccelli – poesie siciliane con traduzione in italiano a fronte di Francesco Zaffuto -  pag. 103  - € 10,00 - ordinabile direttamente alla casa editrice al