lunedì 30 maggio 2016

LI CUCUCCIUTI

C’era un tempo in cui la pesatura del grano avveniva su un’aia (ampio 
spazio in terra battuta); si disponevano le gregne (fasci di spighe di grano), 
si slegavano i fasci in modo che l’intera aia fosse piena di spighe, e si 
passava con buoi o con cavalli sopra il letto di spighe in modo che i piedi 
degli animali frantumassero le spighe e facessero uscire il grano.


 Un contadino si metteva al centro dell’aia tenendo la corda e faceva in 
modo che gli animali continuassero a girare, altri contadini spingevano 
sempre sotto i piedi degli animali le spighe. Lavoro faticosissimo per 
uomini e bestie, e fatto in pieno sole.


Alla fine si spagliava in modo che il vento trasportasse la paglia in cumuli 
lontani e rimanesse in mucchi vicini il grano, che poi veniva con grossi 
setacci separato dalle ultime pagliuzze.
Qualche chicco di grano si perdeva e si seppelliva nell’aia nascosto tra le
pagliuzze e quando gli uomini si allontanavano arrivavano loro


Li cucucciuti – le lodole cappellate – dette anche cappellacce - alla ricerca
dei chicchi nascosti.
Il Meli nella poesia “LI CUCUCCIUTI” poesia usa il lavoro delle cappellacce
come metafora per descrivere un concetto più vasto: il leggero e il pesante;
ed il pregio, di chi ha pregi, nel vivere nascosto.


L’ACEDDI
il libro con le favole di Meli sugli uccelli – poesie siciliane con traduzione in italiano a fronte -  pag. 103  è ordinabile direttamente alla casa editrice al link

Lodola cappellata – cappellaccia da
buoi
spagliatura

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